Melanoma: dall’immuno-oncologia speranze per cronicizzare la patologia

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The cycle of inflammation. B cells communicate via cytokines with other inflammatory cells, such as T cells and macrophages, to maintain and amplify the cycle of inflammation

 

The cycle of inflammation. B cells communicate via cytokines with other inflammatory cells, such as T cells and macrophages, to maintain and amplify the cycle of inflammation

Il 70,7% dei pazienti affetti da melanoma in stadio avanzato o metastatico trattati con l’anticorpo monoclonale nivolumab è vivo a un anno e il 57,7% a due anni. Lo ha evidenziato lo studio internazionale di fase III Checkmate 066. Inoltre, nivolumab funziona anche nei pazienti che non presentano l’espressione della proteina PD-L1. Questi dati sono stati presentati a Napoli, nel corso della sesta edizione del «Melanoma Bridge», organizzato dalla Fondazione Melanoma e dall’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale IRCCS di Napoli, che ha partecipato a questo trial clinico e che è attivo nella ricerca su questo tumore con 20 studi in corso.

Il melanoma nel 2015 ha contato 11.300 nuovi casi in Italia, di cui 1.100 in Campania. Colpisce frequentemente i giovani, con il 20% delle nuove diagnosi fra gli under 40. «L’immuno-oncologia stimola il sistema immunitario a combattere con più forza il tumore ‒sottolinea Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative dell’Istituto Pascale e presidente della Fondazione Melanoma. ‒ Si tratta di un risultato mai raggiunto in precedenza e impensabile prima dell’arrivo di queste terapie, visto che la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%». Considerando la sopravvivenza libera da progressione (progression free survival), strettamente legata all’esito favorevole a lungo termine, tale parametro risulta pari al 44,3% dei pazienti trattati con nivolumab a 12 mesi e al 39,2% a 24 mesi. «Questi dati indicano che l’effetto della terapia si mantiene nel tempo ‒ commenta Ascierto ‒ e ci fanno supporre che una percentuale simile di pazienti, vicina al 40%, possa cronicizzare la malattia. Oggi questo risultato è raggiunto dal 20% delle persone colpite».

Nivolumab è utilizzato anche nel trattamento di alcuni tumori del polmone e del rene. In Europa, l’indicazione nel tumore del polmone non a piccole cellule squamoso localmente avanzato o metastatico è stata approvata dall’EMA lo scorso luglio. Per questo tumore, in Italia, AIFA a settembre ha disposto il trattamento con questo farmaco a carico del SSN. Nivolumab – continua Ascierto ‒ non è stato però ancora approvato per il melanoma nel nostro Paese. è necessario velocizzare i tempi perché tutti pazienti abbiamo accesso alle armi innovative».