La risposta immune alla tossina botulinica

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Nella pratica medica la tossina botulinica è di grande interesse, rivestendo un largo raggio di applicazioni terapeutiche ed estetiche. Negli ultimi 10 anni l’utilizzo della neurotossina botulinica di tipo A ha letteralmente rivoluzionato l’approccio al ringiovanimento del volto, diventando la procedura estetica non chirurgica più sfruttata. Tuttavia, come ogni proteina, la neurotossina botulinica può indurre una risposta immune con produzione di anticorpi che ne neutralizzano l’azione.

Il suo impiego richiede ripetute iniezioni che possono nel tempo indurre il paziente a produrre IgG in grado di bloccare la neurotossina. La resistenza sembra essere correlata alla dose del farmaco utilizzata. In medicina estetica vengono impiegati dosaggi sempre più bassi; tuttavia per ottenere il risultato atteso vengono ripetute più iniezioni a distanza di tempo, in questo modo gli individui potrebbero essere a rischio di sviluppare la risposta immunitaria.

In letteratura diversi articoli hanno riportato la presenza di anticorpi neutralizzanti in questi soggetti. In un recente studio sono stati descritti cinque casi in cui si sono sviluppati gli anticorpi neutralizzanti dopo l’applicazione estetica, portando a fallimento del secondo trattamento.

I medici che utilizzano questa procedura devono essere consapevoli del potenziale rischio di sviluppo, da parte del soggetto trattato, della risposta immune. Devono scegliere pertanto la tossina con il minor potenziale immunogenico e familiarizzare con la procedura per ridurre al minimo il rischio di sviluppare anticorpi neutralizzanti.

Torres et al. Clin Cosmet Investig Dermatol. 2013 Dec 18; 7: 11-7