La dermatite seborroica è una comune malattia della pelle. Un trattamento adeguato prevede il riconoscimento di manifestazioni specifiche del paziente. Promettente l’introduzione degli inibitori PDE-4

La dermatite seborroica è una comune malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata da placche eritematose e squamose, con un aspetto giallo o bianco untuoso delle squame, che può tuttavia avere diverse manifestazioni a seconda del fototipo cutaneo, dell’età e della localizzazione anatomica. La patologia colpisce tipicamente le aree del corpo con abbondanza di ghiandole sebacee, come il cuoio capelluto, il torace, il viso, la schiena e l’inguine. La sua prevalenza, a livello globale, è stimata al 5%.

Generalmente, la dermatite seborroica può presentarsi in tre diversi momenti della vita: nei neonati di età inferiore ai 3 mesi, per i quali la malattia è di gran lunga la più comune, generalmente transitoria; negli adolescenti e giovani adulti e, infine, dopo i 50 anni.

Si tratta di una malattia con fisiopatologia multifattoriale sulla quale incidono in modo importante la presenza di malassezia e la suscettibilità personale.

Uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology ha fornito aggiornamenti circa le nuove conoscenze sulla fisiopatologia della dermatite seborroica, passando in rassegna la presentazione della malattia, la diagnosi e i nuovi approcci terapeutici.

Dermatite seborroica, i fattori di rischio

Le manifestazioni della dermatite seborroica nel mondo variano in base al tipo di pelle, alla presenza di malassezia e ai microambienti batterici. Negli Stati Uniti, la patologia risulta tra i cinque disturbi dermatologici più comuni tra gli afro-americani, ma non tra i  bianchi e gli ispanici. Altri fattori scatenanti sono le influenze ambientali e climatiche, in particolare il caldo.

Ulteriori fattori di rischio associati sono lo stato di sieropositività all’Hiv, la malattia di Parkinson, la dieta e il sesso maschile. La dermatite seborroica si verifica più frequentemente tra i pazienti immunodepressi, compresi i pazienti con epatite C, pancreatite cronica alcolica e varie forme di cancro.

Gli uomini presentano un rischio circa doppio di sviluppare dermatite seborroica, anche se le cause non sono chiare.

Tra le donne di colore, per le quali la dermatite seborroica è più comune che in altri gruppi negli Stati Uniti, la condizione è esacerbata da un maggiore uso di prodotti per lo styling dei capelli a base di pomata e da shampoo meno frequenti. A concorrere alla sua insorgenza possono essere anche farmaci o l’uso di mascherine e dispositivi di protezione.

La fisiopatologia

Sebbene sia stato chiarito molto sulla fisiopatologia della dermatite seborroica, la piena comprensione della sequenza degli eventi e dell’importanza dei fattori patogeni è di là da venire. Tre fattori chiave sono generalmente riconosciuti: la secrezione di lipidi da parte delle ghiandole sebacee, la colonizzazione da parte di malassezia e una qualche forma di disregolazione immunologica che rende il paziente predisposto alla dermatite seborroica.

Il trattamento della dermatite seborroica

La diagnosi della dermatite seborroica è clinica. Gli obiettivi delle opzioni terapeutiche disponibili si basano sulla riduzione della proliferazione di malassezia e, quindi, sulla limitazione dei segni e dei sintomi, come prurito e desquamazione, e sulla riduzione della risposta infiammatoria alla malassezia.

Il trattamento deve anche considerare la possibilità di evitare gli effetti collaterali, compresi quelli associati all’uso a lungo termine, come nel caso dei corticosteroidi topici.

Gli antimicotici topici sono considerati la terapia di prima linea, mentre i corticosteroidi topici a bassa potenza possono essere considerati di prima o seconda linea, ma dovrebbero essere utilizzati in cicli brevi e intermittenti per evitare potenziali effetti collaterali.

Gli inibitori della calcineurina non sono approvati per il trattamento della dermatite seborroica negli Stati Uniti, ma sono comunemente utilizzati come terapia di seconda linea. Inoltre, la Food and Drug Administration statunitense ha incluso nell’etichetta un avviso (boxed warning) per il possibile aumento del rischio di malignità (anche se ad oggi non esiste alcuna associazione con la malignità) che spesso preoccupa i pazienti.

Gli agenti antimicotici orali o l’isotretinoina possono essere utilizzati nei casi di malattia particolarmente estesa o refrattaria al trattamento.

Per i pazienti con dermatite seborroica del cuoio capelluto, vengono spesso utilizzate formulazioni di shampoo da banco, tra cui quelle contenenti catrame di carbone, solfuro di selenio, ketoconazolo, tea tree oil, acido salicilico e zinco piritione, anche se i pazienti dovrebbero essere consapevoli della necessità di evitare shampoo antiforfora contenenti ketoconazolo (il più essiccante e dannoso), zinco piritione, solfuro di selenio o catrame per scongiurare danni al fusto dei capelli e secchezza.

A seconda della localizzazione delle lesioni, del coinvolgimento delle aree pilifere e della necessità di un trattamento a lungo termine, i pazienti possono avere bisogno di utilizzare più di una terapia per la gestione della dermatite seborroica.

Nuove opzioni terapeutiche

Una ricerca su ClinicalTrials.gov ha evidenziato che sono pochi i nuovi trattamenti attualmente in fase di studio. Un potenziale nuovo approccio è rappresentato dall’uso di inibitori della fosfodiesterasi PDE-4. L’uso dell’inibizione della PDE-4 come terapia per la dermatite seborroica deriva dagli effetti dell’aumento dei livelli di adenosina monofosfato ciclico e della soppressione delle molecole pro-infiammatorie. Casi di studio suggeriscono l’efficacia dell’inibitore topico della PDE-4 crisaborolo e dell’inibitore orale della PDE-4 apremilast usato off-label per il trattamento della dermatite seborroica.

Il crisaborolo, attualmente indicato per il trattamento della dermatite atopica da lieve a moderata, è stato oggetto di un piccolo studio per la dermatite seborroica. Il roflumilast topico è un inibitore non steroideo della PDE-4 con un’efficacia da 25 a >300 volte superiore a quella del crisaborolo e dell’apremilast, in fase di studio per il trattamento di diverse patologie dermatologiche, tra cui la dermatite seborroica.

Le conclusioni

La dermatite seborroica è una comune malattia della pelle con una presentazione diversificata di segni e sintomi, basata su un complesso gruppo di fattori ambientali e del paziente. Il miglioramento dei risultati del trattamento richiede il riconoscimento delle manifestazioni specifiche del paziente, compresa una maggiore consapevolezza della sua presentazione in soggetti con diversi tipi di pelle.

L’introduzione degli inibitori della PDE-4 per la dermatite seborroica rappresenta un miglioramento potenzialmente significativo nel trattamento dei pazienti con questa patologia.

J. M. Jackson, A. Alexis, M. Zirwas et al., Unmet needs for patients with seborrheic dermatitis, J Am Acad Dermatol. 2022 Dec 17:S0190-9622(22)03307-2. doi: 10.1016/j.jaad.2022.12.017. Online ahead of print