Chirurgia estetica secondaria del seno, le complicanze tissutali

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Chirurgia estetica secondaria del seno, le complicanze tissutali

Chirurgia estetica secondaria del seno, le complicanze tissutali

La chirurgia estetica secondaria del seno, eseguita dopo un aumento primario con protesi, può essere associata a un aumentato rischio di eventi avversi. Tra i più temuti, la necrosi parziale o totale del complesso areola-capezzolo (NAC).

In uno studio preliminare italiano condotto dal Policlinico Agostino Gemelli IRCCS di Roma e dall’Ospedale Mater Olbia Hospital di Olbia e pubblicato su Aesthetic Surgery Journal gli autori propongono, nella chirurgia mammaria secondaria, l’utilizzo dell’angiografia con verde indocianina (ICG) per valutare l’apporto di sangue al tessuto mammario dopo la rimozione dell’impianto come strategia utile a prevenire necrosi della cute e della ghiandola.

La mastoplastica additiva con inserimento di protesi è l’intervento di chirurgia estetica più popolare e, di conseguenza, la chirurgia mammaria secondaria con richiesta di sostituzione dell’impianto sta diventando sempre più frequente, dettata, per lo più, da complicazioni dell’impianto o dal deterioramento dei risultati estetici legati alla gravidanza o all’invecchiamento.

Complicanze della chirurgia secondaria del seno

La chirurgia secondaria può, tuttavia, essere associata a un aumento del rischio di eventi avversi, per lo più correlati a difetti di perfusione dopo un precedente intervento chirurgico, anche se i dati disponibili in letteratura sono ancora esigui.

Tra le complicanze maggiormente temute vi sono la necrosi parziale o completa del complesso areola-capezzolo o l’alterata guarigione della cicatrice con deiscenza della ferita. Ne deriva la centralità della perfusione dell’area dell’areola capezzolo e dei tessuti del polo inferiore, per evitare ischemia della cute e della ghiandola.

I soggetti a rischio

Le situazioni particolarmente critiche sono quelle delle pazienti con un impianto di grandi dimensioni posizionato a livello subglandolare e con una piccola quantità di tessuto mammario residuo.

Appare utile, inoltre, ricordare che il tessuto molle della mammella viene stirato e assottigliato dalla protesi nel corso del tempo e un ulteriore intervento chirurgico può compromettere la perfusione sanguigna.

Qualsiasi intervento secondario che includa la capsulectomia può compromettere ulteriormente l’apporto di sangue al tessuto mammario e al complesso areola capezzolo.

L’approccio chirurgico appropriato per ogni paziente richiede una notevole dose di discernimento da parte del chirurgo plastico, hanno enfatizzato gli autori, sottolineando che lo scopo dello studio in esame è stato quello di proporre l’utilizzo della angiografia con verde indocianina (ICG) per valutare l’apporto di sangue al tessuto mammario dopo la rimozione dell’impianto, al fine di prevenire la necrosi del complesso areola-capezzolo, della cute mammaria e della ghiandola nell’intervento di revisione del seno.

Lo studio

È stata eseguita un’analisi comparativa retrospettiva delle pazienti sottoposte a chirurgia estetica secondaria del seno tra settembre 2018 e dicembre 2021 per problemi legati all’impianto, ad opera di un unico chirurgo.

Sono state arruolate 33 pazienti sottoposte a precedenti aumenti bilaterali del seno, effettuati tra il 1995 e il 2015, che presentavano contrattura capsulare e/o rottura dell’impianto, ovvero che avevano come scopo il miglioramento estetico.

La perfusione del tessuto mammario è stata valutata mediante angiografia ICG in 16 pazienti al termine della capsulectomia parziale o totale e della sostituzione dell’impianto. I dati relativi alle complicanze postoperatorie sono stati registrati in follow-up a 3, 6 e 12 mesi.

Tutte le analisi statistiche sono state eseguite con il programma statistico SPSS. Sono stati confrontati i dati del gruppo angiografia ICG (16 pazienti) con quelli del gruppo angiografia non ICG (17 pazienti).

Le evidenze

Nel gruppo angiografico ICG, sette pazienti (44%) hanno mostrato un’area di scarsa perfusione lungo il polo inferiore; tutte queste pazienti sono state sottoposte a un aumento del seno subglandolare. La resezione delle aree di scarsa perfusione ha consentito un decorso post-operatorio senza problemi.

Nel gruppo senza angiografia ICG (17 pazienti), in cinque pazienti si è verificata una deiscenza-necrosi del taglio verticale.

E’ stata, inoltre, riscontrata un’associazione statisticamente significativa tra il gruppo senza angiografia ICG e la deiscenza-necrosi della cicatrice verticale, nonché tra la deiscenza/necrosi della cicatrice verticale e l’inserimento dell’impianto subglandolare.

Ne consegue che l’angiografia con verde indocianina – ICG, può offrire maggiore sicurezza a quelle pazienti che si sottopongono a procedure estetiche secondarie del seno, in particolar modo laddove del primo intervento non è noto il piano dell’impianto, il tipo di peduncolo utilizzato, se l’impianto è grande e subglandolare e se viene eseguita la capsulectomia.

M Salgarello, V Pino, D M Pagliara, G Visconti, Preventing Soft Tissue Complications in Secondary Aesthetic Breast Surgery Using Indocyanin Green Angiography, Aesthetic Surgery Journal, sjac261, https://doi.org/10.1093/asj/sjac261