Dai filler al botulino, aumenta il ricorso ai trattamenti iniettabili in dermatologia e medicina estetica sia per finalità estetiche sia per il trattamento di esiti cicatriziali. Fondamentale garantire la sicurezza dei pazienti, evitando possibili complicanze.
Se ne è parlato anche al 99° Congresso nazionale SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse) organizzato a Rimini dal 21 al 24 aprile.
«Le procedure iniettive sono veri e propri atti medici e richiedono diagnosi, conoscenza approfondita dell’anatomia e formazione specifica – ricorda Nicola Zerbinati, professore ordinario di Dermatologia all’Università degli Studi dell’Insubria-Varese e membro del consiglio direttivo della SIDeMaST –. La sicurezza del paziente dipende dalla corretta indicazione del trattamento e dalla capacità di prevenire e gestire eventuali complicanze».
Iniettabili: i trattamenti
Secondo i dati dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), in Italia nel 2024 i trattamenti iniettabili (in particolare tossina botulinica e filler a base di acido ialuronico e idrossiapatite di calcio) hanno superato complessivamente le 760 mila procedure.
Il confronto con il 2023 evidenzia una crescita molto marcata: la tossina botulinica passa da 194.335 a 316.385 trattamenti (+62,8%), mentre i filler a base di acido ialuronico crescono da 190.606 a 430.598 procedure (+125,9%), confermandosi come il segmento più dinamico. Complessivamente, nel nostro Paese, dal 2023 al 2024 procedure sono quasi raddoppiate.
Le complicanze dei trattamenti iniettabili
Le complicanze dei trattamenti iniettabili sono complessivamente rare e nella maggior parte dei casi lievi e transitorie (come edema ed ecchimosi) in particolare per la tossina botulinica, per la quale numerosi studi documentano un’incidenza bassa di eventi avversi.
Per quanto riguarda i filler, pur mantenendo un elevato standard di sicurezza, possono verificarsi asimmetrie, noduli, irregolarità e migrazione del filler. Le complicanze più severe sono quelle vascolari (come le compressioni e, nei casi più gravi, le occlusioni arteriose), con un’incidenza stimata compresa tra circa 0,004% e 0,5%, confermandone comunque la rarità.
Tutti questi rischi possono essere ridotti grazie alla formazione, all’esperienza del medico e all’utilizzo di tecniche avanzate, come la guida ecografica.
Ecografia cutanea per evitare le complicazioni
Tra le innovazioni al centro del Congresso Nazionale SIDeMaST, l’ecografia cutanea si conferma infatti sempre più protagonista. Uno strumento fondamentale non solo per diagnosticare eventuali problemi, ma anche per pianificare interventi mirati, come la gestione di accumuli di filler o alterazioni dei tessuti che possono causare compressioni e irregolarità.
«Le nuove tecnologie permettono oggi di visualizzare in tempo reale pelle e tessuti sottostanti, individuando anche materiali precedentemente iniettati», sottolinea Nicola Zerbinati.
Iniezioni ecoguidate: più precisione, meno rischi
Una delle innovazioni più promettenti è rappresentata dalle iniezioni ecoguidate, che consentono di eseguire il trattamento osservando in diretta le strutture anatomiche. Un approccio che migliora la precisione permette di evitare aree sensibili e può contribuire a ridurre il rischio di complicanze.
«L’ecografia non serve solo a valutare eventuali problemi dopo il trattamento, ma può diventare uno strumento fondamentale per prevenirli – spiega Stefania Guida, professoressa associata di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e membro del Direttivo SIDeMaST –. Le iniezioni ecoguidate rappresentano una delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni per aumentare la sicurezza delle procedure. L’utilizzo di queste tecniche richiede però competenze specifiche, sia nella lettura delle immagini sia nell’applicazione pratica durante le procedure stesse».
Bene le tecnologie, ma la sicurezza dei trattamenti iniettabili è strettamente legata alla competenza del medico. «La tecnologia è un supporto prezioso, ma non sostituisce la formazione e l’esperienza clinica – concludono il Prof Zerbinati e la Prof. Guida – per questo è fondamentale che i trattamenti iniettabili vengano eseguiti da medici adeguatamente formati».


