Meno considerato di altre aree anatomiche, l’orecchio va comunque incontro a fenomeni di crono e di fotoaging. «Spesso le pazienti si rivolgono a noi quando gli orecchini cominciano a pendere tristemente verso il basso – spiega Loredana Cavalieri, consigliere della Società italiana di medicina estetica (SIME), alla presentazione del 42esimo Congresso SIME –. Questo è dovuto all’allargamento del foro del lobo, associato a un’atrofia progressiva del grasso del lobo dell’orecchio. Di certo la correzione non può essere chirurgica. Bastano delle sapienti infiltrazioni di acido ialuronico “morbido”, con il quale andiamo a creare vari micro-pomfi sia lungo il bordo sia all’interno del lobo per rimpolparlo, ridargli consistenza. In questo modo il foro si restringe e l’aspetto dell’orecchio ne guadagna».

Un altro piccolo difetto prodotto dall’età è dato dalle sottili rughe verticali che compaiono davanti al trago dell’orecchio, che possono essere corrette con lo stesso tipo di acido ialuronico.

Rughe del lobo auricolare e rischio cardiovascolare

Infine, ci sono le rughe che attraversano il lobo auricolare. «Ma in questo caso – ammonisce Cavalieri – oltre a correggere, dobbiamo ricordarci che alcune di queste rughe, come quelle che attraversano in diagonale il lobo dell’orecchio (il segno di Franck, dal nome del medico che per primo le ha descritte), sono correlate a un aumentato rischio cardiovascolare. E dato che il medico estetico è in primis un medico, appunto, nell’ambito della visita dovrà consigliare a queste persone un check-up cardiologico».

Si ipotizza che questa piega particolare sia causata dalla perdita di fibre elastiche e dalla riduzione dell’apporto sanguigno ai piccoli vasi del lobo, un fenomeno degenerativo che potrebbe rispecchiare in modo analogo l’invecchiamento e la sofferenza delle arterie coronarie, illustra la SIME. Sebbene non sia una prova certa di malattia cardiaca, la comparsa di questa piega (specialmente se bilaterale) è considerata un fattore di rischio indipendente, particolarmente significativo se osservata in soggetti sotto i 60 anni.

Orecchio come marker dell’età biologica

Anche nei pazienti trattati al meglio, secondo la SIME l’orecchio resta uno dei marker più evidenti (e trascurati) dell’età biologica. Con il tempo, infatti, l’orecchio perde definizione, il lobo si assottiglia, la cartilagine perde elasticità e il profilo laterale invecchia. «Da qui nasce un nuovo approccio – illustra Paola Rosalba Russo, componente del Comitato scientifico del Congresso SIME 2026 –. Non un lifting chirurgico, ma una neuromodulazione funzionale con tossina botulinica. Non si tratta di paralizzare, ma di riequilibrare. Con microdosi di tossina botulinica, guidate dall’anatomia, si migliorano i vettori muscolari auricolari, restituendo armonia e naturalezza. È un piccolo trattamento, ma con un grande impatto percettivo. Perché oggi non basta ringiovanire il volto. Bisogna armonizzare tutto ciò che il paziente mostra. L’orecchio non è un dettaglio, è parte dell’identità estetica del volto. La vera medicina estetica non è quella che si vede di più. È quella che si nota di meno, ma si percepisce meglio. Non deve trasformare, deve rispettare. Non deve riempire, deve rigenerare. Non deve promettere perfezione, deve garantire sicurezza».

«Le orecchie fanno parte dell’unità estetica del volto – conclude Emanuele Bartoletti, presidente della SIME –. Quando pensiamo di correggere anche in maniera lieve i segni dell’invecchiamento di un volto, non dobbiamo tralasciare nulla. Altrimenti il risultato non sarà mai naturale. Non focalizziamoci esclusivamente su zigomi e labbra, ma ricordiamoci di considerare tutte le componenti del volto: qualità della cute, macchie, tono dermico, orecchie. Trattare tutto ci permetterà di trattare meno e ottenere dei risultati assolutamente naturali».

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