Autorigenerazione: potenziale di eterna giovinezza

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Pipette and  Petri dishLa pelle è un tessuto particolarmente ricco di cellule staminali (SC), stimate nell’1-10% dello strato basale, responsabili del processo di rinnovamento dell’epidermide. Le cellule staminali epidermiche (ECS) sono presenti in due popolazioni indipendenti reperibili in nicchie distinte: quelle delle parti interfollicolari dell’epidermide e quelle dell’infundibolo del follicolo pilifero, queste ultime in grado di rigenerare, oltre ai cheratinociti, anche i follicoli piliferi e le ghiandole sebacee. Le cellule della regione infundibulare hanno un più alto potenziale di rigenerazione, un ciclo vitale più lungo e un maggiore potenziale “clonogenico” rispetto alle cellule interfollicolari. Normalmente sono in stato di quiescenza.

La proliferazione delle ECS dipende da svariati fattori di crescita prodotti da fibroblasti della pelle. In caso di ferita vengono reclutati sia cheratinociti epidermici sia cheratinociti follicolari al fine di riparare il danno epidermico. Per esempio, nelle ustioni superficiali in cui ci sia distruzione di epidermide interfollicolare, l’epidermide viene ricostituita grazie alle cellule staminali presenti a livello del follicolo. Si pensa che queste cellule partecipino solo temporaneamente all’iniziale resurfacing della ferita e siano poi rimpiazzate da cellule staminali dell’originario comparto epidermico, anche se le loro cellule figlie sono state trovate in loco per mesi dopo la guarigione della ferita.

Quando invece sono i follicoli piliferi a essere distrutti in seguito a ustioni profonde, l’epidermide può ricrescere solo tramite cellule che migrano dai margini della cute intatta. La rigenerazione della pelle nelle ferite croniche procede in modo simile. Nella pelle intatta, invece, le cellule non si spostano lateralmente, migrano solo verticalmente nell’epidermide nella fase di differenziazione. Nella pelle ferita invece mostrano migrazione laterale e nel processo di guarigione della ferita le cellule migrano lateralmente a coprirne la superficie.

Le ECS aprono nuove prospettive per la cura di diversi tipi di malattie della pelle, incluse ustioni severe, ulcere croniche delle gambe, cancro della pelle, alopecia e acne. «Le cellule staminali trovano applicazione in dermatologia oltre che nella guarigione delle ferite anche nelle patologie genetiche gravi – spiega Stefania Motta, ricercatrice in dermatologia dell’Università degli Studi di Milano. –Ai fini della terapia genica è necessario il passaggio in laboratorio, per la modifica delle cellule da destinare al reimpianto nel paziente. Non mancano esempi di ricerca e applicazioni terapeutiche in Italia, per esempio nell’epidermolisi bollosa. Il principio di autorigenerazione della cute interessa anche l’ambito della medicina estetica, essendo alla base degli approcci di dermatologia rigenerativa, che ha il suo fondamento proprio nella presenza di cellule staminali nella cute. In dipendenza di determinati stimoli fisiologici, infatti, le cellule staminali, normalmente allo stato di quiescenza, entrano in attività. Alcune tecniche di dermatologia rigenerativa sono volte a stimolare la proliferazione di queste cellule staminali. I microtraumi, lo stato di leggera infiammazione e la morte di alcune cellule provocati da un needling, da un micropeeling o dalla terapia fotodinamica sono di stimolo alla riparazione e quindi all’attivazione delle cellule staminali cutanee, con un effetto di generale rinnovo del tessuto».

Fonte: Staniszewska et al. Stem cells and Skin regeneration, Folia Histochemica et Cytobiologica. 2011; 49, 3: 375-380.