Tele-dermatologia, disparità di accesso prima, durante e dopo il Covid-19

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Tele-dermatologia, disparità di accesso prima, durante e dopo il Covid-19

Tele-dermatologia, disparità di accesso prima, durante e dopo il Covid-19

La pandemia di Covid-19 ha causato cambiamenti significativi anche nell’assistenza dermatologica, esacerbando alcune disparità sanitarie già presenti per determinate fasce di popolazione.

Nella stagione pandemica è stata imposta la sospensione di visite ambulatoriali non urgenti, con un crescente ricorso alla tele-dermatologia.

Questo cambiamento ha spinto, negli Stati Uniti, le assicurazioni sponsorizzate dal governo, come Medicaid e Medicare, ad allentare le restrizioni sulla copertura e sul rimborso delle visite in telemedicina per i pazienti precedentemente non idonei a ricevere questi servizi dal proprio domicilio.

Questa politica, progettata per ridurre le disparità di assistenza sanitaria tra le popolazioni vulnerabili, ha ridotto le barriere di accesso alla telemedicina.

Tuttavia, la letteratura suggerisce che la telemedicina potrebbe potenzialmente promuovere nuovi gap, a partire da disparità tecnologiche per persone di basso livello socioeconomico, minoranze, anziani o coloro che hanno una conoscenza limitata dell’inglese.

Inoltre, la visita a distanza richiede l’accesso a internet, un servizio che manca in molte aree rurali e a basso reddito; quindi, le popolazioni vulnerabili che già affrontano barriere nell’accesso alle cure potrebbero essere ulteriormente marginalizzate.

Le visite in tele-dermatologia

I pazienti non anglofoni o con competenze digitali e sanitarie scarse possono incontrare difficoltà nella gestione della complessità tecnologica delle visite virtuali che, in dermatologia, possono essere di tre tipi: sincrona, asincrona e ibrida.

La modalità di tele-dermatologia sincrona con interazione dal vivo prevede conferenze video e audio per un feedback interattivo in tempo reale tra paziente e operatore.

La modalità asincrona, con memorizzazione e inoltro, prevede, invece, il caricamento di immagini su un portale che gli operatori possono vedere successivamente, supportando il paziente nella diagnosi o nel trattamento.

Il modello ibrido combina elementi di entrambi i sistemi con opzioni per l’interazione dal vivo e la tecnologia store-and-forward. Dei tre, l’interazione sincrona dal vivo risulta analoga a un incontro clinico in presenza.

Lo studio

Alla luce di tutto questo, uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Clinics in Dermatology si è posto come obiettivo primario valutare se il numero di visite effettuate in tele-dermatologia, rispetto a quelle in studio, avesse subito variazioni significative nei tre periodi considerati: prima, durante e dopo la pandemia.

L’obiettivo secondario era determinare se esistesse una differenza tra le visite in tele-dermatologia e quelle ambulatoriali.

Inoltre, lo studio si prefiggeva di indagare differenze significative nel ricorso alla dermatologia ambulatoriale rispetto alla tele-dermatologia in base a quattro criteri: tipo di assicurazione, razza/etnia, età e lingua nei tre periodi identificati.

Sono state consultate le cartelle cliniche elettroniche del Medstar Health System di Washington DC per raccogliere dati da tre ambulatori di dermatologia e avviare una revisione retrospettiva nei tre periodi di studio: pre-quarantena, da dicembre 2019 a febbraio 2020; durante la quarantena, da aprile 2020 a giugno 2020; e post-quarantena: da gennaio 2021 a marzo 2021.

I dati sono stati separati in base alle quattro variabili considerate. Sono stati classificati cinque sottogruppi relativi al tipo di assicurazione (Medicare, Medicaid, assicurazione privata, auto-pagamento e altro/sconosciuto), cinque sottogruppi per razza/etnia (nero, ispanico/latino, caucasico/bianco, asiatico e altro/sconosciuto), tre sottogruppi relativi alla fascia d’età (0-18 anni, 19-64 anni e >64 anni) e due sottogruppi linguistici: madrelingua inglese e non.

Le evidenze

Il 100% degli incontri nel periodo pre-Covid è stato effettuato tramite visite in presenza. Ne consegue che il tasso complessivo di visite in telemedicina è stato dello 0% nel periodo precedente alla quarantena, del 61,12% durante il periodo di quarantena e del 10,59% nel periodo successivo alla quarantena.

In base al tipo di assicurazione, il 62% di tutte le visite pre-quarantena è stato effettuato da utenti con assicurazione privata, il 23% da utenti Medicaid, il 14% da utenti Medicare e l’1% da utenti altri.

In base alla razza/etnia, il 46% di tutte le visite è stato effettuato da pazienti bianchi, il 25% da pazienti neri, il 21% da altri/sconosciuti, il 6% da pazienti ispanici/latini e il 2% da pazienti asiatici.

In base alla stratificazione per età, il 67% dei pazienti apparteneva al target 19-64 anni, il 29% era over64 anni e il 4% aveva un’età compresa tra 0 e 18 anni.

L’81% di tutte le visite ha riguardato pazienti di lingua inglese, mentre il 19% ha riguardato pazienti non anglofoni o pazienti la cui lingua era sconosciuta.

Le conclusioni

Dallo studio è emerso che gli utenti Medicaid, i pazienti di colore, i pazienti over 64 e quelli non di madrelingua inglese possono beneficiare meno dei servizi di telemedicina.

L’uso della tele-dermatologia reso necessario dalla pandemia di Covid-19, può, quindi, aver favorito disparità nell’assistenza sanitaria per specifici sottogruppi.

M. Jallow, A. Ewulu, P. Ajilore et al., Analyzing disparities in access to teledermatology compared with dermatology clinic visits before, during, and after COVID-19 quarantine, Clinics in Dermatology, available online 4, November 2022, DOI: https://doi.org/10.1016/j.clindermatol.2022.10.006