Investire in formazione

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Nel gennaio 2010, in occasione della cerimonia inaugurale della terza edizione del Master in Medicina Estetica del Benessere dell’Università di Pavia, invitai un eminente esperto di mercati finanziari a tenere una lezione magistrale sul tema “Il mercato dell’estetica in tempo di crisi economica”. Il relatore elaborò una proiezione secondo cui il mercato, all’epoca in fase di recessione negli Stati Uniti e invece ancora in espansione nel nostro Paese, si sarebbe stabilizzato su un trend costante; la richiesta sarebbe stata mantenuta dal bisogno psicologico di reagire in qualche modo alla depressione economica, dalla necessità di mantenere un aspetto gradevole per conservare la competitività nel mondo del lavoro, dall’arrivo all’età più bisognosa di correzioni da parte dei figli del baby-boom. Per contro sarebbero state privilegiate le procedure di minore costo e di generale minore impegno personale, soprattutto in termini di tempo, e sarebbe diminuita da parte dei professionisti l’offerta di procedure basate su apparecchiature per cui fossero necessari consistenti investimenti finanziari.

Oggi, a 3 anni di distanza, se il mercato internazionale dell’Estetica Medica, in particolare quello statunitense, appare stabilizzato su numeri in lieve costante incremento, per contro non possiamo nascondere che nei nostri studi professionali il flusso dei pazienti sia diminuito. Alla contrazione della richiesta fa riscontro un migliore livello di consapevolezza dell’utenza, con richiesta di sempre maggiore professionalità e trasparenza e purtroppo anche maggiori richieste di rivalsa legale. Oggi quindi più che mai si pone alla ribalta il problema della formazione e della qualificazione del professionista che pratica l’Estetica Medica. Se fino a poco tempo fa, per ogni professionalità, la qualificazione sembrava essere automaticamente agganciabile al conseguimento di un titolo di studio, all’appartenenza a un’associazione, all’iscrizione a un elenco: oggi questo non basta più ed è indispensabile la dimostrazione concreta sul campo di vera competenza. La spesa per l’estetica è vissuta dal paziente-utente come un investimento e chi investe non vuole correre rischi. I corsi, le scuole, i master, i workshop sono ormai innumerevoli ma se guardiamo ai contenuti e ai metodi di apprendimento vediamo che le differenze possono essere enormi, e se per la chirurgia estetica è possibile a livello internazionale almeno l’identificazione degli interventi specialistici, per la cosiddetta medicina estetica non esiste a tutt’oggi nemmeno un documento ufficiale condiviso dalla comunità scientifica che ne identifichi il corpo dottrinale. Non è peraltro verosimile, al momento attuale, a fronte di ben altre emergenze che serpeggiano nella nostra società, l’istituzione di una sorta di Comitato nazionale di garanzia, indipendente e qualificato, deputato a verificare e garantire senza condizionamenti le reali competenze di chi pratica l’Estetica Medica, in termini di sapere e di saper fare. Credo che del problema della propria formazione debba oggi farsi carico consapevolmente e saggiamente il singolo professionista, diffidando delle scorciatoie, dei corsi low-cost e lastminute, delle promozioni aziendali travestite da formazione e considerando invece la qualità della propria preparazione alla stregua di un reale investimento, a lungo termine molto più proficuo dell’autopromozione pubblicitaria garantita dal web.

Angela Faga