Mentre negli ultimi anni è stato in parte chiarito il ruolo della predisposizione genetica, del fumo e degli squilibri del microbiota nell’insorgenza dell’idrosadenite suppurativa, i driver ambientali e sociali rimangono ancora poco studiati.
Una nuova ricerca, da poco pubblicata su JAMA Dermatology, riporta al centro la questione, interrogandosi su quali elementi potrebbero contribuire a spiegare chi sviluppa la malattia, focalizzandosi sul luogo in cui si vive, in particolare sulle caratteristiche ambientali e socioeconomiche dei quartieri.
L’idrosadenite sulla mappa
I ricercatori, coordinati dalla Harvard Medical School e dal Brigham and Women’s Hospital, nel Massachusetts, hanno preso in esame i dati di oltre 3.000 pazienti con diagnosi di idrosadenite suppurativa seguiti presso i quattro principali centri accademici di Boston tra il 2017 e il 2023.
Gli indirizzi di residenza sono stati geolocalizzati e associati a 195 diverse aree della città. L’obiettivo era costruire una sorta di mappa per verificare se la distribuzione dei casi fosse casuale oppure se esistessero veri e propri “hotspot”, cioè zone con una concentrazione significativamente più elevata di pazienti.
La fotografia della distribuzione della malattia ha confermato la seconda ipotesi, mostrando nitidamente che i casi sul territorio erano raggruppati, con aree caratterizzate da un’incidenza molto maggiore rispetto ad altre.
Caldo, smog e obesità
Una volta monitorate le zone più dense di casi, gli studiosi hanno setacciato i diversi fattori ambientali e sociali potenzialmente associati all’insorgenza dell’idrosadenite suppurativa. Quattro aspetti in particolare si sono rivelati associati a una maggiore frequenza della malattia: temperature medie più elevate, maggiore concentrazione di particolato fine (PM 2.5), più alta prevalenza di obesità e una maggiore percentuale di residenti neri.
Lo studio rafforza di fatto le evidenze emergenti che indicano caldo estremo e inquinamento atmosferico come possibili fattori di rischio per le dermatosi infiammatorie, attraverso meccanismi che potrebbero coinvolgere la disbiosi batterica e la disfunzione della barriera cutanea indotta dal particolato fine. Tra tutti i fattori considerati, l’obesità è risultata avere l’associazione più forte.
Idrosadenite suppurativa e determinanti sociali
Un aspetto importante dello studio riguarda il ruolo dei determinanti sociali della salute. Gli autori sottolineano infatti come fattori quali accesso a cibo salutare, disponibilità di spazi verdi, possibilità di svolgere attività fisica e qualità dell’ambiente urbano (per esempio, connettività stradale, sicurezza pedonale) possano contribuire indirettamente alla comparsa e alla gravità della malattia.
Secondo gli autori, i risultati potrebbero riflettere anche l’impatto di persistenti disuguaglianze tra quartieri, generate nel tempo da fattori sociali e urbanistici.
In ottica di prevenzione
Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui l’analisi limitata a una singola area metropolitana e la natura osservazionale dei dati, che non consentono di provare un rapporto di causa-effetto. Ciò nonostante, apre una prospettiva nuova sull’idrosadenite suppurativa, che potrebbe affiancare la gestione clinica del singolo paziente, per la progettazione di nuovi interventi rivolti all’ambiente in cui vivono i pazienti. Migliorare la qualità dell’aria, contrastare l’obesità e ridurre gli effetti delle ondate di calore potrebbero contribuire, almeno in parte, a ridurre il peso della malattia.
Baker NM, Karla SSK, Flores V, BS, et al. Environmental and Social Drivers of Hidradenitis Suppurativa JAMA Dermatol. 2026. doi:10.1001/jamadermatol.2026.0895


