Effetti dell’esposizione ai raggi UV

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Recentemente lo Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks (SCHEER) della Commissione UE ha pubblicato un’opinione scientifica relativa agli effetti da esposizione ai raggi UV, con particolare focus alla diffusione dei solarium e quindi a un’esposizione artificiale a questa radiazione: è stimato infatti che la radiazione delle moderne lampade abbronzanti equivalga a quella del Sole a mezzogiorno all’equatore. Una prima evidenza scientifica è che l’esposizione eccessiva e non protetta ai raggi UV comporta il rischio di sviluppare melanoma cutaneo e carcinoma a cellule squamose e si possono trovare correlazioni anche con il melanoma oculare e il carinoma delle cellule basali: la radiazione ultravioletta stimola infatti l’inizio del processo cancerogeno e lo promuove. Altrettanto interessante, è certo che il rischio di sviluppare una di queste malattie aumenta con la giovinezza dei soggetti: prima si espongono a radiazioni UV non protette, più è probabile che svilupperanno un cancro cutaneo. Si ricorda che in Italia non c’è divieto per i minori di recarsi in un solarium per abbronzarsi, come invece avviene in altri Stati europei come Francia e Germania. In Francia, inoltre, è stata stabilita una dose massima di esposizione per i soggetti con fenotipi cutanei III e IV, pari a non più di due sedute la settimana con un massimo di 30 l’anno e una radiazione di 5 SED a sessione. Tornando ai giovani, la ricerca dimostra che sono, insieme alle donne di mezza età e alle popolazioni dei Paesi nordici, i principali utenti dei solarium. Nei Paesi del nord Europa la diffusione delle lampade può essere legata a due aspetti, oltre che a quello estetico: le lampade solari emettono principalmente raggi UVA, ma il documento dello SCHEER evidenzia che esiste una minima radiazione di UVB che può inizialmente indurre la formazione di vitamina D. Una vitamina carente nei Paesi scandinavi. Eppure, tutti gli esperti scoraggiano a fare lampade per produrre vitamina D, dal momento che si è visto che dopo una prima fase di produzione, si innesca un processo di distruzione della stessa vitamina legato alla radiazione ultravioletta. Un secondo aspetto, si è osservato che le radiazioni UVB delle lampade solari sviluppano beta-endorfine nell’organismo esposto, modulando quindi il senso di piacere e benessere. È una evidenza ancora un poco debole, ma potrebbe spiegare la diffusione di queste apparecchiature in Paesi noti per avere un alto tasso di suicidio, connesso anche alla mancanza di luce. In conclusione, nonostante i lievi benefici che potrebbero venire da una esposizione alle lampade solari, il rischio di sviluppare cancro è tale da portare lo SCHEER a dichiarare che non esiste una dose massima sicura per queste radiazioni.