Vitiligine, tra Jak inhibitors e diagnosi precoce: dalla SIDeMaST una task force

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Vitiligine, tra Jak inhibitors e diagnosi precoce: dalla SIDeMaST una task force

Vitiligine, tra Jak inhibitors e diagnosi precoce: dalla SIDeMaST una task force

La vitiligine è la terza grande patologia cutanea infiammatoria in termini di diffusione assieme alla psoriasi e alla dermatite atopica.

È un disordine acquisito cronico della pigmentazione caratterizzato da chiazze bianche che più frequentemente si presentano intorno a bocca e occhi, sul collo, mani e pieghe cutanee, ma che possono comparire in ogni area del corpo.

Vitiligine

Si tratta di una malattia poligenica non contagiosa, che associa diversi elementi: difetti cutanei intrinseci, fattori scatenanti e attivazione autoimmune che porta alla perdita di melanociti, distrutti dall’attacco che l’organismo rivolge contro sé stesso. Il suo esordio, sovente prima dei 30 anni, non lancia particolari segnali, così che al momento della sua piena manifestazione risulta tardi per arrestarla.

Si stima che, a livello globale, colpisca tra l’1 e il 2% della popolazione, anche se esistono delle aree geografiche con una prevalenza che tocca anche l’8%, come alcune regioni dell’India, a causa di matrimoni tra consanguinei e fattori ambientali.

In Italia i numeri si attestano intorno all’1%. Una storia familiare si riscontra nel 25-30% dei pazienti ed è in genere associata a una comparsa più precoce delle manifestazioni, elemento questo che sottolinea un substrato genetico della malattia, cui concorrono anche fattori ambientali come inquinamento e stress.

Attenzione alla patologia

Negli ultimi anni l’attenzione verso questa patologia (alla quale sono spesso associate comorbidità come alopecia areata, diabete, problemi alla tiroide, sindrome metabolica e anemia perniciosa, con un impatto significativo sulla psiche e sulla qualità di vita del paziente) è cresciuta grazie agli studi che hanno portato ad una migliore comprensione della fisiopatologia nonché allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

Queste hanno evidenziato l’importanza di una diagnosi precoce per bloccarne la progressione, arrestando così il processo infiammatorio e favorendo la ricomparsa dei melanociti.

«La comunità internazionale sta facendo del suo meglio per trattare i pazienti affetti da quella che per anni è stata considerata una non-malattia e la mobilitazione per trovare nuove cure sarà sempre maggiore. La SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse) ha dato quindi origine ad una task force che punterà anche alla creazione di un registro per acquisire sempre più dati che ci permetteranno di rivedere anche le linee guida ad oggi inesistenti. Così potremo confrontarci con gruppi di studio a livello internazionale, incrementeremo le sperimentazioni e il follow-up e aumenteremo il livello di conoscenza della patologia e, quindi, le prospettive terapeutiche», ha spiegato il professor Mauro Picardo. della Unicamillus International University e Coordinatore della Task Force per la vitiligine della SIDeMaST.

I nuovi Jak inhibitors

Le terapie contro la vitiligine finora disponibili si basavano sulla fototerapia, considerata terapia di riferimento, associata a cortisonici topici o sistemici.

Un’alternativa a questi ultimi sono gli inibitori della calcineurina, farmaci indicati per il trattamento della dermatite atopica, che svolgono un ruolo di immuno-modulatori topici.

E oggi sono arrivati farmaci efficaci, Jak inibitori, specificamente studiati per la vitiligine, in grado di garantire una ripigmentazione dal 30% al 70-90%.

«Si tratta di molecole studiate specificamente per la vitiligine, alcune per il trattamento sistemico ed una per via topica approvata dalla FDA americana e che ha avuto di recente il via libera dalla CHMP dell’EMA», ha proseguito il Picardo. «La percentuale di ripigmentazione va dal 30 sino al 70-90% in una percentuale significativa di pazienti trattati, ma la rigenerazione cellulare è estremamente soggettiva. Basti pensare al meccanismo di imbiancamento dei capelli che varia da persona a persona. La terapia topica è stata valutata positivamente dal CHMP per una vitiligine non superiore al 10% della superficie corporea che coinvolga anche il viso; questa parte del corpo, infatti, è quella che risponde meglio alla terapia».

I tempi di azione della terapia

Attualmente non è prevista un’associazione con la fototerapia, in quanto l’obiettivo primario era verificare l’efficacia della molecola in sé, anche se non si esclude per il futuro un abbinamento dei due trattamenti.

«Gli studi hanno dimostrato anche che più tempo dura la terapia, maggiore è la risposta del paziente. Occorrono dai 4-6 mesi ad un anno per vedere risultati soddisfacenti. I dati presentati all’ultimo Congresso dell’American Academy of Dermatology hanno dimostrato un ulteriore miglioramento in pazienti che hanno continuato il trattamento per due anni, sempre in assenza di abbinamento ai raggi ultravioletti. Ma per favorire la rigenerazione cellulare è fondamentale spegnere i processi infiammatori della chiazza e delle zone limitrofe», ha concluso l’esperto.