La medicina estetica è, prima di tutto, medicina, e i trattamenti estetici sono, prima di tutto, atti medici: a puntualizzarlo è Maurizio Cavallini, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e presidente di Agorà-Società italiana di medicina a indirizzo estetico, del cui Congresso si è da poco conclusa, a Milano, la 28edizione.
In occasione della prima Giornata nazionale per la sicurezza delle cure in medicina estetica dello scorso 13 ottobre, Cavallini ha ricordato come la capacità di rendere armonico un viso derivi inevitabilmente dalla formazione del medico che, conoscendo i processi di invecchiamento e l‘evoluzione dei cambiamenti anatomici, può pianificare un trattamento armonico.
I trattamenti estetici sono atti medici
«Essendo un atto medico, il trattamento estetico richiede tutte le attenzioni del caso: una visita, una corretta anamnesi e il trattamento appropriato in un luogo adeguato. Il paziente ha il diritto a un trattamento che non sia soltanto efficace, ma anche sicuro – sottolinea Cavallini –. La salute del paziente non può essere subordinata a logiche promozionali o commerciali».
Il trattamento estetico deve quindi, in quanto atto medico, essere preceduto da una visita e da una valutazione delle condizioni generali, dal momento che non tutti possono essere sottoposti a trattamenti estetici. Il paziente deve, poi, avere la garanzia di ricevere informazioni sul trattamento che deve fare, sui prodotti, sulla loro tracciabilità e sulla loro autorizzazione.
Aumentano le richieste di trattamenti iniettabili
«L’Italia è nella top five mondiale per numero di trattamenti iniettabili eseguiti ogni anno – sottolinea Cavallini –. Si tratta di un numero rilevante di persone che richiedono questi trattamenti il cui intento è di donare loro armonia, non di stravolgerle, non cambiare i connotati. Il nostro compito è aiutare queste persone ad affrontare un processo di invecchiamento che è inarrestabile, ma che può essere accompagnato, non combattuto. Non dobbiamo combattere linvecchiamento – puntualizza – perché altrimenti rischiamo di ottenere effetti innaturali. Dobbiamo accompagnarlo, quindi avere la capacità di gestirlo, affinché una persona possa invecchiare in maniera armonica e bilanciata. Questo è un po il cambiamento che anche i pazienti avvertono negli ultimi tempi e che richiedono».



