Molti trattamenti di medicina estetica, dai biostimolatori iniettabili ai dispositivi a energia, funzionano provocando una risposta infiammatoria controllata, che spinge i fibroblasti a produrre nuova matrice extracellulare. Il confine tra questo stimolo e una reazione avversa dipende dalla tecnica di chi esegue il trattamento, dal prodotto e dalla condizione di partenza della persona trattata.
L’ecografia della pelle e del sottocute permette di osservare che cosa accade negli strati più profondi, come ha spiegato Simone Ugo Urso, chirurgo vascolare e medico estetico, in occasione del Congresso internazionale di medicina estetica Agorà (Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico).
Che cosa mostra la sonda
L’ecografia, ha spiegato Urso, vede bene la stratificazione dei tessuti, ma non il processo metabolico che segue una biostimolazione riuscita. È, invece, molto più efficace nel mettere in evidenza ciò che non ha funzionato. Quando il trattamento rispetta i piani anatomici, si osserva un rimaneggiamento omogeneo del sottocute. Quando il prodotto è distribuito male, o la persona ha già uno stato infiammatorio di base, il risultato può essere un’alterazione della struttura dei tessuti.
Secondo il relatore, i parametri da valutare sono lo spessore dei tessuti, la loro ecogenicità, la struttura dei setti fibrosi e la presenza di edema o di un aumento della vascolarizzazione, segno di infiammazione marcata. Un tessuto molto riflettente, che appare bianco sullo schermo, non indica per forza una fibrosi: può trattarsi di un edema transitorio, riconoscibile da sottili strutture scure dovute al liquido.
Perché si formano i noduli
Una revisione sistematica del 2025 che ha analizzato 40 studi su sei tipi di biostimolatori, tra cui l’acido polilattico e l’idrossiapatite di calcio, conclude che tutti possono provocare granulomi da corpo estraneo, anche a molti mesi dall’iniezione. Nell’esperienza di Urso la causa più frequente non è il prodotto in sé ma il modo in cui viene usato: un piano di iniezione sbagliato, una distribuzione non uniforme, una quantità eccessiva. A questo si può aggiungere una reattività infiammatoria della persona trattata.
Alcuni di questi materiali, come l’acido polilattico, sono poco affini all’acqua e, secondo il relatore, se si accumulano in un punto il tessuto li tollera male. Per questo il prodotto va rilasciato lentamente, in piccole quantità e a ventaglio.
Con l’acido polilattico, una componente liquida non riassorbita può formare raccolte; per alcuni prodotti, inoltre, il risultato dipende anche dai massaggi che la persona deve fare a casa, non sempre eseguiti come indicato. In uno dei casi mostrati l’infiammazione aveva raggiunto il derma e si era complicata con un’infezione.
Con l’idrossiapatite di calcio, i depositi non distribuiti in modo uniforme possono calcificare; se il prodotto finisce nel muscolo massetere, secondo Urso la concrezione resta in modo permanente. Sul polidiossanone iniettabile, ha precisato, la letteratura sulle complicanze è ancora troppo limitata.
Formazione
Leggere le immagini del volto richiede una formazione specifica. Esistono percorsi universitari dedicati, come il master di secondo livello in Anatomia ecografica e clinica del volto in medicina estetica dell’Università di Sassari.
Dal marzo 2026 esiste inoltre la prima certificazione italiana in questo campo, “medico estetico esperto in ecografia del volto applicata alla medicina estetica”. È rilasciata da SA Certification, un ente accreditato da Accredia, ed è stata sviluppata con Accurate, società che realizza simulatori per la formazione medica.



