Non solo una patologia del tessuto adiposo, ma «una condizione sistemica e complessa che coinvolge diversi sistemi e tessuti»: a fare il punto sul lipedema è Marzia Bernardi, medico estetico, specializzata nella diagnosi e nel trattamento di questa patologia.

«Il coinvolgimento maggiore è a carico del tessuto connettivo e del microcircolo, con infiammazione cronica di basso grado e sofferenza dei piccoli vasi – spiega Bernardi all’Adnkronos –. Sono coinvolti anche il sistema linfatico e quello venoso, con alterazioni del drenaggio e del ritorno venoso che possono provocare gonfiore e pesantezza».

Il lipedema, che colpisce quasi esclusivamente le donne e non dipende da una cattiva alimentazione o dall’obesità, anche se può coesistere con esse, è una patologia genetica nella quale i cambiamenti ormonali possono avere un ruolo fondamentale nell’attivazione della malattia – spiega Bernardi –. L’infiammazione costante tipica del lipedema potrebbe in alcuni casi causare resistenza all’insulina, diabete gestazionale, attivazione di malattie autoimmuni o problematiche legate al microbioma intestinale».

I sintomi del lipedema

Tra i principali sintomi ci sono «dolore e dolorabilità, facilità alla comparsa di ematomi, telangectasie, pesantezza e stanchezza degli arti inferiori, crampi, formicolio o sensazione di freddo, difficoltà nel dormire, noduli sottocutanei, segno del calzino e una sproporzione tra la parte superiore del corpo e gli arti inferiori, con caratteristici accumuli di grasso. Si ritiene che in Italia circa il 10-11% della popolazione femminile soffra di lipedema, nel mondo 1 paziente su 9», aggiunge il medico estetico.

Lipedema e obesità: quali sono le differenze

Da sottolineare la differenza tra lipedema e obesità: «Spessissimo queste patologie vengono confuse tra di loro e il risultato è che si giunge ad una diagnosi tardiva del lipedema», avverte Bernardi. Ma mentre « il lipedema è una patologia genetica, spesso l’obesita è legata ad uno stile di vita scorretto. Ricordiamo poi che il lipedema non migliora con dieta e attività fisica, se non specifica, mentre l’obesità sì. Il tessuto adiposo nell’obesità è distribuito in tutto il corpo e non dà dolore, mentre nel lipedema ha delle tipiche localizzazioni ed è dolente sia alla palpazione che in maniera spontanea».

La differenza tra lipedema e linfedema

Nel caso del linfedema, invece, «abbiamo un accumulo di liquido linfatico dovuto a un blocco o malfunzionamento dei vasi linfatici. Ricordiamo che il lipedema è sempre bilaterale mentre il linfedema è monolaterale».

La diagnosi ad oggi è clinica: «Durante la visita si vanno a ricercare segni e sintomi tipici della patologia, non esistono né esami strumentali né esami genetici o di laboratorio che possano diagnosticare il lipedema. Gli errori più frequenti – afferma Bernardi – sono quelli di confondere la patologia con cellulite, adiposità e linfedema e di non essere tempestivi nelle diagnosi».

Per la specialista «abbiamo di fronte una patologia cronica per la quale non esiste una cura definitiva, ma esistono delle terapie che hanno l’obiettivo di trattare i sintomi e non far evolvere la patologia. L’approccio è sempre multidisciplinare e prevede l’interazione di medico, fisioterapista, nutrizionista, personal trainer/chinesiologi e psicologi. Gli obiettivi principali sono quelli di ridurre l’infiammazione e “rompere” la fibrosi che causa la formazione dei noduli tipici del lipedema».

Lipedema: la soluzione chirurgica

Sul trattamento chirurgico del lipedema «ad oggi ci sono due correnti di pensiero: una che afferma che sia meglio operare gli stadi precoci per evitarne un’evoluzione e una che afferma che debba essere ad appannaggio dei casi più gravi dove ci siano evidenti difficoltà nella deambulazione. Sicuramente ogni caso deve essere valutato singolarmente e a prescindere da tutto la chirurgia dovrà sempre essere seguita da una terapia conservativa di mantenimento».

Il mancato riconoscimento

Per Bernardi «il lipedema è una patologia ancora poco riconosciuta». Una delle “problematiche principali, a livello psicologico, di queste pazienti è di non essere credute nell’esposizione dei sintomi e nella difficoltà oggettiva nel perder peso. Questo ha portato molte di loro all’abbandono dei percorsi terapeutici e il peggioramento dei sintomi. Il SSN fa ancora fatica a riconoscere la patologia e purtroppo tutte le terapie sono a carico delle pazienti. Ci auguriamo che negli anni tutto questo possa cambiare a favore del benessere delle pazienti», conclude.

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