Seno: aumento di volume, meglio le protesi o il grasso?

Roy De Vita e Michele Zocchi

Roy De Vita e Michele Zocchi

Il dibattito tra i sostenitori delle protesi al seno e chi utilizza il grasso per aumentare il volume è sempre aperto: sull’argomento si sono recentemente confrontati , in occasione del 65mo Congresso nazionale della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (SICPRE), Roy De Vita, primario di Chirurgia plastica e ricostruttiva all’Istituto Nazionale dei Tumori di Roma Regina Elena, e Michele Zocchi, professore a contratto presso l’Università di Padova e docente presso la Vietnam National University, dove dirige anche un centro per lo studio e sviluppo dei biomateriali.

«Le protesi sono dispositivi sicuri, sui quali c’è una vastissima letteratura scientifica», spiega Roy De Vita, che ne sostiene la superiorità, «un chirurgo plastico esperto e preparato, che impianta delle protesi in una paziente, sa perfettamente a che tipo di risultato andrà incontro, con quale trasformazioni nel tempo e con quali eventuali necessità di ritocco in futuro». Inoltre, in molti casi, la paziente che desidera aumentare il volume del seno è magra o molto magra. «Impossibile, allora, avere riserve sufficienti di grasso da trasferire nelle mammelle, con il rischio di sottoporsi a un intervento senza ottenere il risultato sperato», dice ancora De Vita. In futuro, secondo una tendenza che è già adesso ben evidente, le protesi saranno sempre più «tecnologiche» e quindi più leggere e resistenti, per un comfort e una sicurezza sempre maggiore. Per quanto riguarda invece la lipostruttura, prosegue De Vita «Oggi è una strada futuribile, ma con forte probabilità domani sarà realtà. Perché avvenga questo passaggio, però, è necessario poter coltivare in vitro il grasso prelevato dalla paziente, cosa oggi vietata dalla legge. Quando il grasso sarà coltivato e poi reimpiantato, saranno possibili aumenti maggiori, a vantaggio anche delle pazienti magre. E un ulteriore miglioramento verrà dalla possibilità di poter far crescere il grasso in apposite strutture, scaffold realizzati per condizionare nel modo ottimale la forma del tessuto adiposo pronto per essere trasferito nelle mammelle».

«Le protesi sono corpi estranei contro i quali l’organismo può scatenare una reazione che porta al cosiddetto incapsulamento – ribatte Zocchi – In questi casi, le protesi vengono rivestite da tessuto duro e fibroso, con la conseguenza di dare al seno operato una forma tutt’altro che gradevole e naturale, spesso asimmetrica. Nulla di tutto questo avviene con il grasso, materiale completamente naturale, che entra a far parte dei pre-esistenti tessuti mammari, con l’effetto di “imbottirli”» e aumentarne la consistenza e il volume».

Il difetto attribuito spesso all’aumento mammario con lipostruttura è legato alla breve durata dell’effetto. «Se è vero che una protesi integra non perde volume nel tempo», spiega Zocchi, «è altrettanto vero che il grasso che è stato opportunamente trattato sopravvive e non viene metabolizzato dall’organismo, con l’effetto di compromettere l’aumento ottenuto». Per essere certi di non compromettere la vitalità e l’attecchimento del tessuto adiposo, «è fondamentale ricorrere alla procedura dell’ultra-condensazione, tramite la quale si elimina l’olio prodotto dai trigliceridi e si conserva la parte più viva del tessuto adiposo».

Infine, conclude Zocchi: «Non è vero che il trapianto di grasso aumenta il rischio di ammalarsi di tumore al seno. Tutti gli studi scientifici sgombrano il campo da questa eventualità e, a maggior conferma di questa tesi, c’è il dato relativo alla stragrande maggioranza delle ricostruzioni mammarie post-tumore, che avvengono oggi con tecnica ibrida, ovvero abbinando protesi e grasso».

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