Rifiuti sanitari e sostenibilità

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La gestione dei rifiuti può essere riconosciuta come elemento fondamentale per tutelare ambiente salute e anche abbattere i costi di gestione

Un interessante studio inglese mette in luce come gestire meglio i rifiuti derivati da cliniche e strutture ospedaliere nel settore dermatologico, in un’ottica di sostenibilità ambientale e risparmio in termini di costi. Quando si parla di sostenibilità e gestione ecologica, ci si riferisce a diversi elementi chiave nel settore sanitario uno di questi è certamente la gestione dei rifiuti, derivati da: cliniche, ambulatori, sale chirurgiche e ospedali. I rifiuti del settore sanitario sono un elemento di sostenibilità ambientale abbastanza complesso da gestire, basti pensare che sono classificati in più categorie e ognuna di queste deve essere smaltita con procedure ad hoc.

 

La classificazione e lo smaltimento

I rifiuti in ambito sanitario dermatologico possono essere suddivisi nelle seguenti categorie:
1) rifiuti assimilati agli urbani; e quindi potenzialmente riciclabili;
2) rifiuti sanitari non pericolosi, per esempio farmaci scaduti o oggetti taglienti e non;
3) rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo; tra questi vi è una ulteriore classificazione e modalità di smaltimento che li suddivide tra: taglienti e non, oppure percolanti di liquidi corporei. In questo caso, per esempio, sono necessari contenitori completamente diversi;
4) rifiuti sanitari pericolosi a rischio chimico; disinfettanti o sostanze chimiche tossiche che hanno un iter di smaltimento a sé;
5) rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento.

Gestione dei rifiuti

Dalla classificazione, dunque si evince che per un efficace smaltimento sia a disposizione un corretto sistema di raccolta, poiché ogni categoria segue un iter diverso: per esempio, i rifiuti urbani sono smaltiti con procedure standard, mentre quelli pericolosi infettivi devono essere inceneriti. All’interno della categoria dei rifiuti urbani è possibile attuare una efficace raccolta differenziata di materiali. Un sistema di raccolta efficiente, per tutte le categorie, consente non solo di tutelare l’ambiente attraverso il recupero ma anche di abbattere i costi economici del recupero stesso, poiché le procedure per lo smaltimento di alcune precise categorie sono costose e minori sono le quantità sottoposte a operazioni di recupero complesse, minore sono i costi di gestione. Inoltre, il riciclo dei materiali in ambiente clinico è fondamentale, e mentre nelle abitazioni è una pratica consolidata, in ambiente ospedaliero può accadere che essa venga trascurata a causa della già complessa gestione dei rifiuti ospedalieri infettivi.  Ma quali sono gli elementi su cui agire per attuare una raccolta efficace e anche differenziata in ambito sanitario sia dal punto di vista ambientale e sia della gestione dei rifiuti ospedalieri specifici? In primo luogo, la presenza di dispositivi/contenitori adeguati, per esempio, vetro e plastica per i rifiuti infettivi accuminati/taglienti o cartone per quelli infettivi ma non taglienti. Ma anche la presenza costante di contenitori che permettano la raccolta differenziata dei rifiuti assimilabili a quelli domestici. Altri elementi importanti sono e questo si riferisce a tutte le categorie, sia rifiuti assimilabili agli urbani sia quelli ospedalieri, il loro posizionamento, la facilità di riconoscimento. Fondamentale poi la formazione e informazione del personale, che non solo deve essere a conoscenza delle procedure ma comprenderne anche l’utilità per l’ambiente e per l’economia del settore. Uno studio interessante svolto in UK, proprio nel settore dermatologico, ha messo in luce quanto questi elementi fossero essenziali per migliorare la gestione dei rifiuti urbani riciclabili e ospedalieri in questo ambito.

Lo studio e gli obiettivi

I rifiuti clinici non solo richiedono un trattamento e uno smaltimento costosi, poiché questi processi consumano molta energia e tali processi molto spesso devono anche essere svolti in impianti specializzati, tale procedura ha ricadute dal punto di vista ambientale anche per i trasporti di questi carichi speciali. Differenziare i rifiuti sanitari correttamente permetterebbe di evitare per esempio che i rifiuti urbani non pericolosi vengano smaltiti insieme a rifiuti chimici o infettivi, poiché correttamente suddivisi, inoltre la corretta differenziazione permetterebbe un riciclo maggiore sui materiali. L’obiettivo dello studio dei ricercatori Inglesi è stato quello ottimizzare la gestione dei rifiuti nelle sale dermatologiche e incoraggiare una pratica più ecosostenibile all’interno delle cliniche e reparti di dermatologia, per tutte le categorie di rifiuti, in particolare però per i rifiuti urbani e la loro raccolta differenziata

I dati dello studio

I dati raccolti nello studio relativamente all’analisi dell’efficienza della raccolta differenziata sono stati in primo luogo i pesi relativi ai sacchi di materiale riciclabile. Per circa un mese in diverse cliniche coinvolte nello studio negli ambienti di lavoro è stato   collocato un poster sulla differenziazione dei rifiuti, per ricordare al personale clinico come procedere a un corretto smaltimento, oltre che a rendere ben posizionati e accessibili tutti i dispositivi per il recupero. Dopo aver collocato i poster informativi i ricercatori hanno nuovamente raccolto i dati relativamente al peso dei rifiuti prodotti negli ambienti dove erano presenti. Quindi è stato inviato un sondaggio via email al personale delle cliniche coinvolte, il sondaggio era mirato a valutare la comprensione delle indicazioni dei poster e dell’impegno nell’azione vera e propria del riciclo legato alla salvaguardia dell’ambiente. La produzione totale di rifiuti della prima settimana è stata in media di 32,49 kg, composta da 7,5% di rifiuti riciclabili, 17,4% di rifiuti domestici e di 75,5 1% rifiuti clinici. Nella seconda settimana, la produzione totale di rifiuti è aumentata del 15%, a riprova che poster e informazioni sensibilizzavano il personale a porre maggiore attenzione alla raccolta dei rifiuti. In questo caso i rifiuti raccolti da 7,5% di rifiuti riciclabili, 13,5% di rifiuti domestici e 79,0% rifiuti clinici, a riprova che una volta informato e con la giusta disposizione dei contenitori il personale non solo era più attento ma gestiva meglio i rifiuti clinici. I ricercatori hanno anche avuto interessanti spunti relativamente al sondaggio: degli intervistati è emerso  (tasso di risposta 50%), che 100% ricicla a casa, mentre solo il 93% ricicla sul lavoro. In particolare, solo il 57% del personale trova facile riciclare sul posto di lavoro e il 73% dichiara di essere attento ad attuare pratiche più rispettose dell’ambiente. Sempre dal sondaggio proposto dai ricercatori sono emersi diversi dati interessanti che hanno evidenziato come spesso il personale non trovi i contenitori per la raccolta differenziata facilmente accessibili, per posizionamento e numero. Inoltre, è emersa l’importante necessità da parte del personale di essere formato adeguatamente su tutte le procedure di differenziazione e smaltimento poiché spesso i materiali e gli imballaggi con cui il personale maneggia sono complessi e composti da diverse tipologie di materiale. L’analisi dei dati raccolti dai ricercatori inglesi ha, quindi, evidenziato come siano ancora diverse le sfide da sostenere nell’ambito della gestione dei rifiuti sia urbani che clinici e, soprattutto, nell’ambito della raccolta differenziata.

Bibliografia

Mortimer F, Isherwood J, Wilkinson A, Vaux E. Sustainability in quality improvement: ridefinendo il valore. Future Healthc J 2018; 5: 88–93. 

 

di Anna Maria Ferro