Quando il lifting diventa liquido (e senza bisturi)

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L’intervento del professor Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica – SIME

Si tratta di una procedura non invasiva, perché come dice l’espressione si tratta di ottenere un riposizionamento dei tessuti molli verso l’alto, agendo sulla struttura ossea. Le ossa, infatti, rappresentano nel viso dei punti di ‘ancoraggio’ forti per i tessuti molli – il grasso e le guance, sia attraverso i legamenti che ancorano la superficie all’osso, limitandone lo slittamento verso il basso, sia perché l’osso stesso, proprio per il volume che ha, riempie i tessuti stessi e li distende in superficie.

Emanuele Bartoletti

Liquid lifting significa, quindi, riempire con un filler – acido ialuronico o idrossiapatite di calcio – per riportarli in tensione i legamenti zigomatici o mandibolari che con l’invecchiamento si ammorbidiscono e si rilassano. Poi aumentare i volumi ossei per cercare di riempire un poco quel ‘sacchetto svuotato’ e riportarlo verso l’alto – per esempio sullo zigomo o sulla mandibola, appunto – e poi riempire, ad esempio, proprio quella parte che si trova davanti all’orecchio, dove c’è una struttura abbastanza importante, la fascia parotidea, che se riempita e gonfiata leggermente riporta in alto tutti i tessuti della parte intermedia del viso, quella della guancia, per intenderci. Riempire l’osso significa aumentarne il volume, mettendo del filler sulla sua superficie per aumentarne la ‘prominenza’. Una tecnica ‘nuova’, con filler già in uso. L’unica cosa cui bisogna prestare attenzione è che c’è un limite a questa operazione: non possiamo continuare a ‘sollevare tessuti’ riempiendo progressivamente la faccia delle persone, perché così si rischia quello che si vede sempre più spesso in giro: visi ‘strapieni’ per sollevare i tessuti quando questi, però, sono ormai scesi troppo.

Non è facile indicare qual è l’età giusta a intervenire con il liquid lifting: ci sono visi già invecchiati a 30 anni causa di dimagrimenti eccessivi o cedimenti precoci, come donne che a 60 anni stanno benissimo perché dotate di zigomi prominenti che non facilitano il cedimento dei tessuti. Però, in tutti i casi in cui si assiste ad un cedimento dei tessuti molli che riguarda il viso – attenzione, non il collo, perché il liquid lifting qui non ha effetti, e quindi non è indicato – in cui ancora non ci sia l’indicazione ad un lifting. Un intervento indicato nella fase iniziale del cedimento dei tessuti.

Siccome si usano filler che hanno una densità (cross-linkaggio) importante, hanno una durata altrettanto importante: può essere sufficiente intervenire anche una sola volta ogni sette-otto mesi.

In qualche caso, comunque, può essere necessaria una quantità maggiore di filler, fino a tre-quattro fiale necessarie per ricostituire una valida impalcatura e soprattutto non infiltrate in un’unica seduta, ma distanziate di almeno 1 settimana per dare il tempo ai tessuti di adattarsi alla nuova condizione. Ma è una quantità da non superare per non andare verso ‘l’effetto-palla’. Se con questa quantità non si ha un risultato sufficiente non ha senso andare oltre, perché siamo al di là. Siamo di fronte alla standardizzazione di una tecnica in uso da tempo ma che non era mai entrata nell’uso comune.

La standardizzazione è un fatto assolutamente positivo nelle tecniche e nelle metodiche, perché ne inquadra meglio indicazioni e limiti. Un intervento il cui costo è più che ragionevole, oscillando tra i 1.500/2.000 euro.

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