Per anni la menopausa è stata raccontata come un traguardo, un punto fermo dopo il quale subire i cambiamenti. Oggi la ricerca la descrive come un passaggio e sposta l’attenzione sugli anni che la precedono: è nella perimenopausa che un numero crescente di studi individua una finestra di opportunità. Il concetto è nato in ambito cardiovascolare, dove la terapia ormonale offre il miglior rapporto tra benefici e rischi se iniziata prima dei 60 anni o entro dieci anni dalla menopausa.

La pelle segue una logica simile. Il calo degli estrogeni riduce collagene, idratazione ed elasticità del derma, e studi ormai classici hanno mostrato che il contenuto di collagene cutaneo diminuisce in rapporto agli anni trascorsi dalla menopausa più che all’età anagrafica, con una perdita stimata tra l’1 e il 2% l’anno. Il tempo, insomma, conta. Non tutte le donne, però, possono o vogliono assumere ormoni, e le linee guida non raccomandano la terapia ormonale con il solo obiettivo di migliorare la pelle.

Lo studio: dieci donne, tre sedute, sei mesi

Magda Belmontesi, dermatologa, vicepresidente di Agorà, insieme alla ginecologa Valeria Martinelli, ha condotto uno studio, in uscita sul Journal of Drugs in Dermatology, partendo da una domanda clinica concreta: che cosa offrire alle donne con segni cutanei da deficit estrogenico che non seguono una terapia ormonale?

Lo studio consta di una serie di casi prospettica e osservazionale: cinque pazienti in premenopausa, tra i 44 e i 46 anni, e cinque in postmenopausa, tra i 53 e i 55, con sintomi climaterici da lievi a moderati, invecchiamento cutaneo moderato e mai trattate con ormoni. Dopo una valutazione ginecologico-ormonale e dermatologica, tutte hanno ricevuto tre sedute mensili di skinbooster iniettabile a base di acido ialuronico stabilizzato di origine non animale (NASHA): 1 mL di prodotto, 2 mL nei casi più marcati, distribuito in un centinaio di microgocce nel derma profondo, soprattutto nella zona centrale del volto e lungo la linea mandibolare. Valutazioni cliniche, fotografie standardizzate e giudizio delle pazienti sono stati raccolti all’inizio, al termine del ciclo, a quattro e a sei mesi.

Un approccio non ormonale, insieme al ginecologo

«I risultati mostrano un miglioramento di idratazione, texture ed elasticità, con attenuazione delle linee sottili e della ruvidità – spiega Belmontesi –. Le foto documentano un progresso che prosegue nel follow-up, la soddisfazione delle pazienti è elevata e gli effetti indesiderati si sono limitati a lievi reazioni transitorie nel punto di iniezione». Le partecipanti hanno riferito anche più autostima e fiducia in sé.

«Valutare insieme al ginecologo la pelle della donna quando compaiono i segni del calo estrogenico ci permette di proporre un approccio non ormonale, complementare, a chi non può o non vuole seguire una terapia ormonale», afferma Belmontesi.

Dieci pazienti e nessun gruppo di controllo indicano una direzione, non una prova definitiva, e serviranno casistiche più ampie. Il messaggio, però, è chiaro: la pelle in menopausa merita un percorso dedicato, condiviso con il ginecologo e attento al momento in cui si interviene.

Bibliografia

  • Belmontesi M, Martinelli V. Injectable NASHA Gel Skinbooster for Facial Skin Aging in Premenopausal and Postmenopausal Women With Estrogen Deficiency-Associated Not Receiving Hormone Therapy: A Case Series. J Drugs Dermatol. 2026;25(10). doi:10.36849/JDD.10402;
  • Brincat M, Kabalan S, Studd JWW, et al. A study of the decrease of skin collagen content, skin thickness, and bone mass in the postmenopausal woman. Obstet Gynecol. 1987;70(6):840-845;
  • Viscomi B, Muniz M, Sattler S. Managing Menopausal Skin Changes: A Narrative Review of Skin Quality Changes, Their Aesthetic Impact, and the Actual Role of Hormone Replacement Therapy in Improvement. J Cosmet Dermatol. 2025;24(Suppl 4):e70393. doi:10.1111/jocd.70393.

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