Melanoma: nuova terapia contro la forma metastatica

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04503FRHThe Lancet Oncology ha recentemente pubblicato uno studio mondiale sulla sicurezza di vemurafenib, terapia orale per il trattamento del melanoma metastatico con mutazione BRAFV600. Lo studio ha incluso 3.222 pazienti, sia in prima linea, sia in linee di trattamento successive e con fattori prognostici sfavorevoli quali metastasi cerebrali. Vemurafenib, disponibile per la terapia orale da un anno, inibisce BRAFV600, una proteina che se mutata determina lo sviluppo e la proliferazione del melanoma. Nello studio registrativo il farmaco ha dimostrato di aumentare in maniera significativa la sopravvivenza senza progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) rispetto al trattamento standard con chemioterapia (dacarbazina).

Lo studio mostra una sopravvivenza senza progressione mediana di 5,6 mesi, con valori a 6 mesi del 47%, a 12 mesi del 19%, a 18 mesi dell’8%; la sopravvivenza globale mediana è invece risultata di 12 mesi, con valori a 6 mesi del 75%, a 12 mesi del 52%, a 18 mesi del 36%. Il beneficio clinico, ovvero i pazienti che hanno avuto una risposta o una stabilizzazione della malattia, è stato osservato nell’89% dei casi.

Il melanoma rimane uno dei tumori più aggressivi se non diagnosticato precocemente: in Italia ogni anno sono diagnosticati 7-8 mila nuovi casi e si registrano circa 1.500 decessi. Questi numeri sono destinati ad aumentare nei prossimi anni. «Oggi sappiamo che un caso di melanoma metastatico su due è dovuto a una mutazione del gene che codifica la proteina BRAF» spiega Michele Del Vecchio, segretario dell’Intergruppo melanoma Italiano – IMI e dirigente medico, Medicina Oncologica 1, Fondazione IRCCS – Istituto nazionale dei Tumori, Milano. «Il trattamento orale ha un impatto psicologico migliore rispetto alle terapie per via endovenosa; inoltre ha dimostrato reversibilità e transitorietà della maggior parte degli effetti collaterali con adeguato trattamento sintomatico, con eventuale sospensione temporanea del farmaco, o con una rimodulazione del dosaggio».

Larkin J, et al. Lancet Oncol 2014;15(4): 436-44.