Per il melanoma cutaneo “migliorano prognosi e probabilità di guarigione”. Si può guarire “nella grande maggioranza dei casi, in particolare se la malattia viene affrontata in una fase precoce”. Lo certificano i dati di una ricerca curata dall‘Istituto romagnolo per lo studio dei tumori Dino Amadori di Meldola (Forlì-Cesena) e dal CRO-Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pordenone), pubblicati su Cancer Medicine.

I melanomi cutanei sono uno dei tumori che mostra un aumento più marcato in termini di incidenza in Italia: lo studio (che per la prima volta ha stimato gli indicatori di guarigione in base allo stadio della malattia) ha mostrato come siano migliorate nel tempo la sopravvivenza e la probabilità di guarigione dopo la diagnosi.

La ricerca si inserisce in una collaborazione attiva da oltre 15 anni tra i due istituti d’eccellenza, grazie al supporto della Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e dell’Associazione italiana dei registri tumori, e include informazioni epidemiologiche che rappresentano tutte le aree della popolazione Italiana.

Melanoma: il tasso di sopravvivenza

«Sia la sopravvivenza a breve e lungo termine sia gli indicatori di guarigione dopo questo tumore hanno mostrato progressi negli ultimi 20 anni – ha sottolineatpo Lauro Bucchi, del Registro tumori della Regione Emilia Romagna e dell’Irst di Meldola –. In particolare, dopo il 2013 la probabilità di guarigione è aumentata anche per i pazienti con melanomi diagnosticati in fase avanzata, con spessore superiore a 4 millimetri (circa il 10% dei casi). Il 60% delle diagnosi di melanoma in Italia avviene in fase precoce, con spessore inferiore o uguale a 1 millimetro: queste persone hanno una sopravvivenza a uno e cinque anni prossima al 100%».

«Stimiamo siano circa 250mila le persone che vivono in Italia dopo una diagnosi di melanoma, con un aumento di circa il 3% l’anno: più di metà di loro ha avuto una diagnosi da oltre 10 anni – sottolinea Luigino Dal Maso, ricercatore dell’Epidemiologia oncologica del CRO di Aviano e corresponsabile dello studio –. Le analisi presentate mostrano come i pazienti con diagnosi di melanoma di spessore inferiore a 1 millimetro (quasi il 60% dei casi) abbiano la stessa attesa di vita di chi non si è ammalato, cioè una probabilità di guarigione pari a circa il 100% e rischio di morte a causa di un tumore pressoché nullo già subito dopo la fine delle terapie. Questi indicatori di guarigione sono calcolati a livello di popolazione e rappresentano il raggiungimento di un’attesa di vita confrontabile a quella di chi non si è mai ammalato, continuando a effettuare le visite di sorveglianza e seguendo le raccomandazioni dei medici curanti».

La guarigione dal melanoma e il diritto all’oblio

«Per le persone che hanno affrontato un tumore, questi risultati rappresentano un tassello fondamentale per contrastare le discriminazioni che, purtroppo, persistono nella vita quotidiana – commenta Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO) –. Disporre di dati solidi sulla probabilità di guarigione alla diagnosi, sul tempo necessario per raggiungere un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale e sul fatto che la stragrande maggioranza dei pazienti con melanoma diagnosticato in fase precoce è guarita al termine delle terapie è di enorme rilevanza anche per l’applicazione del diritto all’oblio oncologico. Proprio in questi giorni l’Ivass ha pubblicato il provvedimento numero 169/2026 che dà attuazione, in ambito assicurativo, alla legge 193/2023, fortemente voluta e sostenuta dal volontariato oncologico per tutelare le persone guarite da ogni forma di discriminazione assicurativa e finanziaria. Ci auguriamo che i risultati di questo studio vengano recepiti quanto prima dal ministero della Salute nell’aggiornamento del decreto ministeriale che definisce i tempi di guarigione oncologica, così da allinearli all’evidenza scientifica e riconoscere che, per i pazienti con melanoma in fase precoce, la guarigione coincide con la conclusione delle terapie».

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