Libro bianco sulla dermatite atopica

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A Roma l’ANDeA (Associazione Nazionale Dermatite Atopica), in un evento che ha visto coinvolte diverse figure appartenenti al mondo della politica, delle istituzioni, delle società scientifiche e della dermatologia, ha presentato il Libro Bianco sulla Dermatite Atopica, un volume che sintetizza gli elementi cruciali per comprendere la patologia, ponendosi sia come fotografia dell’esistente, sia  quale utile strumento di supporto per andare ancor di più incontro alle necessità insoddisfatte dei pazienti e delle loro famiglie, senza perdere di vista la sostenibilità complessiva del sistema sanitario nazionale.

La dermatite atopica: alcuni numeri di sintesi

 La dermatite atopica è una malattia sistemica caratterizzata da numeri importanti nel nostro Paese. Essa interessa difatti circa il 20% dei bambini e il 10% degli adulti. Sebbene i primi tentativi diagnostici e classificatori risalgano agli anni ’80, a tutt’oggi non esistono criteri diagnostici standardizzati, almeno negli adulti. In ogni caso, il miglioramento e il continuo sviluppo di nuovi trattamenti ha portato negli ultimi anni a disporre di un numero crescente di terapie più efficaci e personalizzate: “ai farmaci tradizionali ad azione immunosoppressiva si sono aggiunti alcuni biotecnologici che consentono di bersagliare gli ‘inneschi infiammatori’, ed oggi anche una nuova generazione di farmaci che consentono di bloccare le vie di sintesi cellulare attraverso un meccanismo differenziato” ha sottolineato Luca Stingeni, Professore Associato di Malattie Cutanee e Veneree presso l’Università di Perugia.

Il costo economico e sociale della dermatite atopica

 La dermatite atopica è tuttavia una malattia ancora molto impattante sulla gestione del quotidiano dei pazienti che ne sono colpiti, in particolar modo in termini di perdita di produttività. Una valutazione economica della patologia condotta dall’Alta Scuola di Economia e Management, ALTEMS, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato che il burden economico della patologia è di circa 8mila euro annui a paziente, di cui il 70% di costi indiretti sono appunto riferibili alla perdita di produttività e un 40% è rappresentato da costi out of pocket. La vita dei pazienti è altamente influenzata dalla malattia, tanto che il 30% di essi rinuncia ad attività di tipo sociale. A ciò si aggiunge che il 17% dei pazienti si dichiara insoddisfatto della propria vita.

L’importanza della ricerca

La dermatite atopica è una malattia complessa in quanto appare molto difficile identificare i meccanismi che ne sono alla base. Inoltre, anche l’ambiente gioca un ruolo determinante, tanto che si presenta con una differente incidenza nei diversi Paesi. “La sua gestione – ha proseguito Ketty Peris, Direttore della UOC Dermatologia della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS – è gravosa sia per il paziente, costretto a convivere con problemi legati al sonno e prurito, sia per il clinico che, nonostante le terapie, può trovarsi a dover fronteggiare delle recidive. L’impegno nella ricerca rappresenta dunque un anello insostituibile nella battaglia a questa patologia”.

Il PNRR e nuovi scenari organizzativi

 “Grazie alle risorse messe a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si profilano nuovi scenari che, tuttavia, non si sposano bene con gli attuali scenari organizzativi” ha messo in guardia Francesco Cusano, Presidente di ADOI – Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica. “I nuovi scenari vanno difatti governati, perché le risorse da sole non bastano, conciliando l’innovazione, ma soprattutto capendo quali modifiche introdurre senza che questo vada a detrimento degli standard assistenziali finora garantiti”.

Tra gli altri punti sollevati all’interno della discussione: l’esigenza di un maggiore riconoscimento del ruolo del medico di medicina generale, vero anello di congiunzione tra l’ospedale e il territorio; l’importanza di valutare l’opportunità di distribuzione dei farmaci necessari ai pazienti con dermatite atopica – ad oggi reperibili soltanto nelle farmacie ospedaliere – anche nelle farmacie territoriali, estremamente capillari; una maggiore personalizzazione delle cure anche sulla base del livello di gravità della malattia; l’individuazione di centri di eccellenza sul territorio e la creazione e implementazione di specifici PDTA – Percorsi diagnostico terapeutico-assistenziali – per questa tipologia di pazienti; da ultimo, ma non certo per importanza, l’inserimento della Dermatite Atopica nel Piano Nazionale Cronicità e nel Livelli essenziali di assistenza.

 

di Elena D’Alessandri