Uno dei limiti storici dei filler a base di acido ialuronico (HA) è la loro degradazione enzimatica relativamente rapida, che costringe a ritrattamenti frequenti. Uno studio pubblicato su RSC Advances propone una strategia alternativa alla reticolazione chimica: caricare l’idrogel con un inibitore attivo della ialuronidasi (HAase), l’enzima responsabile della degradazione dell’HA, per proteggerlo “dall’interno” e prolungarne la persistenza in vivo.

Oltre la sola reticolazione

I filler commerciali a base di HA reticolato con BDDE (1,4-butandiolo diglicidil etere)  migliorano la stabilità strutturale rispetto all’HA nativo, che si degrada completamente nell’arco di 24 ore. Tuttavia, una reticolazione eccessiva aumenta la rigidità, complica l’iniezione ed eleva il rischio di irritazione da agente reticolante residuo. Gli autori hanno quindi esplorato un approccio complementare: incorporare nell’idrogel una molecola capace di inibire localmente l’attività della ialuronidasi endogena, rallentandone l’azione degradativa senza dover intensificare la reticolazione.

Selezione dell’inibitore: meglio il sodio auro-tiomalato

Sono stati testati sei principi attivi di diverse classi farmacologiche: tre FANS (nimesulide, indometacina, celecoxib), due antibatterici (sulfametossazolo, neomicina solfato) e un composto antinfiammatorio a base d’oro, il sodio auro-tiomalato (AHM). Dopo la sterilizzazione a vapore, nimesulide, indometacina e sulfametossazolo hanno mostrato instabilità fisica (cristallizzazione, disomogeneità) e sono stati esclusi. Tra le formulazioni rimanenti, quella con neomicina ha mostrato proprietà reticolari peggiorate rispetto al controllo ed è stata anch’essa scartata.

Il confronto finale si è quindi concentrato su celecoxib (CXB) e sodio auro-tiomalato (AHM), entrambi testati alla concentrazione dello 0,6% (p/p). Negli studi di degradazione enzimatica in vitro condotti con il metodo della carbazolo, la formulazione AHM0,6 ha mostrato la resistenza più marcata e costante alla degradazione da ialuronidasi rispetto al controllo non modificato, superando anche CXB0,6. Per questo motivo AHM0,6 è stata selezionata per la fase di sperimentazione in vivo.

Persistenza doppia a 180 giorni

Nello studio di biodegradazione sottocutanea nel topo, condotto su un periodo di 180 giorni, entrambi i gruppi (controllo (CLHA) e AHM0,6) hanno mostrato un profilo di degradazione bifasico: perdita di massa relativamente rapida nei primi 90 giorni, seguita da un plateau. Il dato più rilevante è che a 180 giorni la formulazione AHM0,6 presentava una massa residua circa doppia rispetto al controllo (p<0,01), a conferma di un meccanismo di protezione attivo e non solo strutturale: l’AHM, diffondendo dalla matrice nel tessuto circostante, inibisce localmente l’attività della ialuronidasi endogena, rallentando l’erosione del gel residuo.

È importante sottolineare, come chiariscono gli stessi autori, che questa protezione è parziale e non assoluta: in presenza di concentrazioni elevate di ialuronidasi esogena (come quelle utilizzate nelle procedure di rescue clinico) il gel AHM0,6 si degrada comunque completamente entro 48 ore in vitro. Il termine “auto-protettivo” descrive quindi una difesa contro la degradazione enzimatica endogena prematura, preservando la reversibilità clinica del filler in caso di necessità correttiva.

Sicurezza e farmacocinetica

La valutazione di tossicità sistemica nel topo, a 180 giorni dall’impianto, non ha mostrato alterazioni istopatologiche negli organi principali né variazioni significative nei marcatori ematici di funzionalità epatica (ALT, AST) e renale (BUN, albumina), suggerendo un buon profilo di biocompatibilità sia per il controllo che per la formulazione con AHM.

Lo studio farmacocinetico condotto nel ratto ha evidenziato un profilo di assorbimento ritardato (Tmax di circa 6 ore, contro il Tmax tipicamente inferiore a 1 ora dell’AHM in soluzione libera) e un’emivita apparente prolungata (~36 ore), con un tempo medio di residenza di circa 52 ore. Questo comportamento cinetico (coerente con una cosiddetta “flip-flop kinetics”) indica che il rilascio del principio attivo è governato dalla matrice reticolata stessa, che agisce da reservoir e limita l’esposizione sistemica mantenendo un microambiente inibitorio localizzato.

Implicazioni per la medicina estetica

I risultati indicano che l‘inibizione enzimatica attiva rappresenta una via percorribile per aumentare la durata dei filler a base di acido ialuronico senza dover ricorrere a una reticolazione più aggressiva, con il potenziale vantaggio di ridurre la frequenza dei ritrattamenti mantenendo le proprietà viscoelastiche del gel. Va, tuttavia, ricordato che si tratta di dati preclinici, ottenuti su modelli murini e murini/ratto per tossicità e farmacocinetica: la traduzione clinica richiederà ulteriori studi, in particolare per confermare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine nell’uomo e per validare la reversibilità del prodotto nelle condizioni reali di trattamento con ialuronidasi.

Fonte: Budak K, Aydemir Sezer U. Engineering a self-protecting dermal filler: active hyaluronidase inhibition extends the in vivo persistence of cross-linked hyaluronic acid hydrogels. RSC Adv. 2026. DOI: 10.1039/d6ra02732f.

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