L’eruzione polimorfa alla luce (PLE) o dermatite polimorfa solare è la più comune fotodermatosi e si manifesta tipicamente con papule, vescicole e placche pruriginose dopo l’esposizione solare. La patogenesi non è ancora completamente chiarita: l’ipotesi prevalente è quella di una risposta immunitaria anomala nei confronti di un fotoantigene non ancora identificato.
Un nuovo studio sperimentale suggerisce, però, che nella malattia potrebbe avere un ruolo anche la barriera cutanea: per arrivare a questa conclusione la ricerca, pubblicata su Photochemical & Photobiological Sciences, ha confrontato l’espressione di diverse proteine coinvolte nella funzione di barriera della cute in 7 pazienti con PLE e 10 volontari sani. I ricercatori hanno analizzato campioni di cute glutea non esposta e campioni prelevati 24 ore dopo una singola esposizione a radiazione ultravioletta.
Claudina-1 significativamente ridotta
L’osservazione più rilevante riguarda la claudina-1, una proteina delle tight junction (giunzioni serrate) che contribuiscono a mantenere l’integrità della barriera epidermica. Nella cute non irradiata dei pazienti con PLE, la sua espressione è risultata significativamente inferiore rispetto ai controlli sani (p<0,001). Al contrario, le altre proteine analizzate della barriera, tra cui claudina-4, claudina-7, claudina-12, occludina, filaggrina, loricrina e involucrina, non mostravano differenze significative al basale.
Nei pazienti con PLE è stata invece osservata una maggiore espressione del marcatore di proliferazione Ki-67, indicativa di una maggiore attività proliferativa dei cheratinociti. La morfologia epidermica, tuttavia, non risultava significativamente diversa tra i due gruppi.
La risposta ai raggi UV è diversa
I ricercatori hanno quindi valutato come la cute reagisse all’esposizione a UV. Nei volontari sani, una dose di 80 mJ/cm² di radiazione UVB ha determinato, a 24 ore, una significativa riduzione dell’espressione della claudina-1 (p<0,01). Nei pazienti con PLE, invece, la claudina-1 non ha mostrato un’ulteriore riduzione dopo l’irradiazione.
La risposta ha interessato altre componenti delle tight junction: l’esposizione agli UV ha determinato una riduzione significativa della claudina-7 (p<0,01) e un aumento della claudina-12 (p<0,05). Nessuna variazione significativa è stata osservata per claudina-4, occludina, filaggrina, loricrina, involucrina e Ki-67.
Un dato interessante è che, nonostante le alterazioni delle proteine delle giunzioni serrate, la perdita d’acqua transepidermica (TEWL) non differiva tra pazienti e controlli né al basale né 24 ore dopo l’esposizione agli UV. Questo suggerisce che le modificazioni molecolari osservate non si traducono necessariamente, almeno nelle condizioni sperimentali dello studio, in un’alterazione misurabile della funzione barriera complessiva.
Un possibile ruolo del fotoantigene
Quale potrebbe essere il significato di questi risultati? Secondo gli autori, la ridotta espressione della claudina-1 nella cute apparentemente sana dei pazienti con PLE potrebbe rappresentare una caratteristica predisponente della malattia. La maggiore permeabilità delle giunzioni serrate potrebbe, infatti, facilitare la penetrazione nell’epidermide di un potenziale fotoantigene, contribuendo all’attivazione della risposta immunitaria che caratterizza la fotodermatosi.
L’ipotesi è particolarmente interessante perché sposta almeno in parte l’attenzione da una risposta immunitaria esclusivamente conseguente all’esposizione UV a un possibile difetto preesistente della barriera epidermica, che potrebbe contribuire alla suscettibilità individuale alla PLE. Gli stessi autori sottolineano, tuttavia, che si tratta di un’ipotesi da verificare con ulteriori studi.
Risultati preliminari da approfondire
Lo studio presenta inevitabilmente alcuni limiti, a partire dal numero molto ridotto di partecipanti. Inoltre, l’analisi è stata effettuata su cute glutea e dopo una singola esposizione sperimentale agli UV, mentre la PLE si manifesta clinicamente soprattutto nelle aree fotoesposte e attraverso episodi ricorrenti. I risultati, che, dunque, non consentono di stabilire un rapporto causale tra alterazioni delle tight junction e sviluppo della malattia, indicano però un nuovo possibile meccanismo biologico: nella PLE, la barriera epidermica potrebbe presentare caratteristiche molecolari differenti già prima dell’esposizione agli UV e rispondere in modo anomalo alla radiazione ultravioletta.
Fonte: Pond E, Rhodes LE, Johnson C, et al. Polymorphic light eruption shows aberrant expression of epidermal tight junction proteins in unexposed and UVR-exposed skin: an experimental study. Photochemical & Photobiological Sciences. 2026;25:307-316. DOI: 10.1007/s43630-025-00845-1.



