Tatuaggi e make-up permanente sono procedure sempre più diffuse e, di conseguenza, rappresentano un tema di interesse dermatologico anche le loro complicanze infettive. Tra queste, le infezioni da micobatteri non tubercolari (NTM) meritano particolare attenzione: si tratta di micobatteri ambientali, presenti soprattutto nell’acqua e nel suolo, che possono penetrare nella cute durante procedure che comportano una soluzione di continuità della barriera cutanea.

Uno studio statunitense uscito quest’anno ha analizzato i casi di infezioni cutanee da infezioni da micobatteri non tubercolari associati a tatuaggi e make-up permanente riportati in letteratura tra il 2003 e il 2024, arrivando a identificare 67 casi, per un totale di 311 persone coinvolte in 15 Paesi. Particolarmente significativo il numero di focolai: 25 epidemie hanno interessato 262 persone, oltre l’80 per cento dei soggetti complessivamente descritti.

Mycobacterium chelonae il principale responsabile

Tra le specie identificate, il Mycobacterium chelonae è risultata la più frequente, con 32 casi, seguita da M. abscessus (12 casi), M. fortuitum e M. haemophilum (quattro casi ciascuno). Complessivamente sono state rilevate almeno dieci specie di infezioni da micobatteri non tubercolari. 

L’analisi delle possibili fonti di infezione indica negli inchiostri contaminati uno dei principali fattori di rischio: in particolare, la contaminazione dell’inchiostro durante la procedura (ad esempio, attraverso la diluizione con acqua non sterile) è stata responsabile di 22 casi e 127 persone coinvolte. Altri otto casi sono stati associati alla contaminazione avvenuta durante la produzione dell’inchiostro.

Papule, pustole e noduli: manifestazioni aspecifiche

Dal punto di vista clinico, le infezioni da micobatteri non tubercolari possono essere particolarmente insidiose. L’esordio si verifica generalmente entro alcune settimane dal tatuaggio, ma sono stati descritti intervalli molto più lunghi. Le manifestazioni comprendono soprattutto papule, pustole, noduli e placche eritematose, ma possono comparire anche ulcerazioni, edema, desquamazione e reazioni granulomatose.

La sede delle alterazioni cutanee può coincidere con quella tatuata o interessare selettivamente alcune aree caratterizzate da specifici pigmenti.

Va poi sottolineato come una presentazione clinica aspecifica possa determinare ritardi diagnostici: circa il 70 per cento dei casi analizzati era stato inizialmente diagnosticato in modo errato oppure non aveva ricevuto una diagnosi. Questo può portare a terapie errate: in 33 casi i pazienti erano stati inizialmente trattati con corticosteroidi, mentre 25 avevano ricevuto antibiotici non appropriati per un’infezioni da micobatteri non tubercolari.

Di fronte a lesioni persistenti dopo un tatuaggio, soprattutto se nodulari, pustolose o granulomatose e non responsive alle terapie convenzionali, diventa quindi importante inserire queste infezioni nella diagnosi differenziale.

Diagnosi microbiologica e trattamento prolungato

La conferma diagnostica richiede un elevato indice di sospetto e il ricorso agli esami microbiologici, attraverso coltura e metodiche molecolari. La diagnosi può tuttavia essere resa più complessa dalla crescita lenta di alcuni micobatteri non tubercolari e dalla possibile bassa carica batterica.

Anche il trattamento può risultare impegnativo: la claritromicina è stato l’antibiotico più utilizzato nella casistica, impiegato in 42 casi, mentre la terapia di combinazione è stata adottata in 40 casi. La complessità della terapia dipende anche dalla lunga durata dei trattamenti, generalmente protratta per diversi mesi (spesso da tre a sei). In alcuni pazienti è stato persino necessario ricorrere alla chirurgia.

Un segnale da non sottovalutare

Lo studio evidenzia, quindi, come sia importante considerare un’infezione da micobatteri non tubercolari in presenza di lesioni cutanee persistenti insorte dopo un tatuaggio o un trattamento di make-up permanente, soprattutto quando la risposta ai trattamenti abituali è assente o insoddisfacente. L’identificazione tempestiva è importante anche sotto il profilo epidemiologico: la comparsa di manifestazioni analoghe in più persone tatuate nello stesso studio dovrebbe far ipotizzare una fonte comune, in particolare un inchiostro contaminato. Fondamentale, quindi, la prevenzione: questa deve necessariamente passare dal controllo delle condizioni igieniche durante le procedure e dalla sicurezza microbiologica degli inchiostri.

Fonte: Daddy-Gaoh S, Foley SL, Kweon O, et al. Nontuberculous mycobacteria skin infections associated with tattoos. Front Public Health. 2026 Jul 8;14:1854792. DOI: 10.3389/fpubh.2026.1854792. PMID: 42487811; PMCID: PMC13388303.

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