Il filler, principalmente a base di acido ialuronico, è fra le soluzioni di maggior uso in medicina estetica per appianare le rughe e/o eliminare altri inestetismi del viso. Non è, tuttavia, esente da complicazione, fra cui vi sono le infezioni. Se ne è parlato al 27° Congresso Internazionale di Medicina Estetica Agorà 2025, tenutosi a Milano.

Complicanze da filler: le cause

Le complicanze da filler si associano, di norma, prevalentemente a tre fattori di rischio: l’iniettabile, nella più alta percentuale di casi; la tecnica; il prodotto. «Per ridurre le complicanze – spiega Maurizio Cavallini, responsabile di Medicina Estetica e Dermochirurgia presso il Centro Diagnostico Italiano (CDI) e presidente di Agorà-Società italiana di medicina ad indirizzo estetico – è necessario mettere in atto delle semplici manovre che non vanno mai trascurate o dimenticate, ovvero la rimozione del make-up prima della procedura, così come eventuali altri contaminanti, l’adeguata disinfezione dell’area e l’accurato lavaggio delle mani da parte del chirurgo. Queste strategie contribuiscono a ridurre sensibilmente le complicanze da herpes, da biofilm e le infezioni batteriche da staffilo e streptococchi. Queste ultime, che si instaurano soprattutto a seguito di una disinfezione e del’intera procedura non ottimali, richiedono una terapia antibiotica tempestiva, prevalentemente con macrolidi e tetracicline, secondo le linee guida. Qualora l’infezione persista è necessario eseguire una incisione, un drenaggio e con una cultura batterica».

Le infezioni virali

Le infezioni virali sono un’altra possibile complicanza, prevenibile ed evitabile verificando in fase di anamnesi la propensione della paziente a sviluppare occasionalmente o in maniera ricorrente gli herpes, tenuto conto che anche alcuni agenti stressanti, compresa la stessa iniezione del filler, potrebbero costituire un fattore trigger per una infezione erpetica.

«L’adozione di linee guida per le piccole procedure chirurgiche che abbiamo adottato, insieme all’ospedale Luigi Sacco di Milano – prosegue Cavallini – tutelano dal rischio di infezioni virali. Prevedono, in caso di anamnesi incerta o lieve riferita dal paziente, l’utilizzo di aciclovir, 800mg assunti il giorno prima o il giorno stesso della procedura, 1 o 2 cpr/die secondo il dosaggio (da 4 o da 800 mg). Si tratta di un farmaco ben tollerato, con scarsi effetti collaterali, che agisce sia sull’Herpes Simplex Virus (HVS) di tipo 1 e 2, sia sullo Zoster. Mentre in procedure full face o in pazienti con anamnesi certa e ricorrente di herpes è consigliato, da linee guida, l’impiego di valaciclovir, un estere dell’acioclovir, dalla biodisponibilità quasi 5 volte superiore, ad un dosaggio di 1000 mg, 1 cpr/1-3 volte die. La raccomandazione è di iniziare la terapia 2 giorni prima della procedura e proseguirla nei 5 giorni successivi».

Infezioni da biofilm

Sono silenti, spesso più tardive, le infezioni da biofilm, definite come “TOM” adverse events, e di più difficile trattamento. Sono dovute principalmente alla sovrainfezione delle zone intorno al filler, indotta ad esempio da influenza o herpes, in cui potrebbe essere necessaria la rimozione dell’acido ialuronico presente con ialuronidasi, seguito da una terapia con antibiotici in associazione, principalmente macrolidi di terza generazione.

Infezione da inquinamento da ago

Per valutare l’effettiva possibilità di infezione associata a questo agente è stato condotto uno studio, pubblicato nel 2023 su Dermatologic Surgery, che ha analizzato 35 aghi, da 27 e 13 mm, utilizzati per diverse pazienti sottoposte a iniezioni con acido ialuronico, in cui per ogni ml di filler seguite da 3 a 5 iniezioni consecutive, inoculate con guanti non sterili.

Sono state eseguite le procedure di pulizia, con rimozione del make-up 30 minuti prima della pratica chirurgica e detersione dell’area con soluzione antisettica di clorexidina e alcool etilico.

Al termine delle 5 iniezioni, tramite un tampone per la rilevazione di staffilo e streptococchi, maggiormente responsabili di infezioni batteriche ma anche di batteri anerobi come la candida e dermatofiti, sono state effettuate analisi microbiologiche sulla punta e sull’intero ago. Da queste non è emersa alcuna contaminazione degli aghi, né si è osservato nelle pazienti lo sviluppo di infezioni tardive da biofilm o per altra causa, nei sei mesi successivi di follow-up.

Conclusioni

Il rispetto delle buone pratiche (rimozione del make-up, corretta detersione, uso di guanti sterili, conservazione integra del filler e a temperatura adeguata) riduce fortemente le complicanze infettive. «L’infezione, dunque, non correla al prodotto – conclude Cavallini – ma alla preparazione e gestione accurata della cute, secondo le norme igieniche. Particolare attenzione va posta alla detersione monosostanza, come raccomandato dalle linee guida dell’FDA (Food&Drug Administration) del 2012, preferendo la clorexidina, che ha azione rapida e non mostra riduzione di efficacia in presenza di sangue e altri materiali organici, mantenendo la funzione antisettica almeno nelle 6 ore successive rispetto all’alcol. Quest’ultimo ha azione immediata ma minima nel tempo, con efficacia ridotta in presenza di sangue e materiali organici. Infine, è sconsigliato l’uso di creme antibiotiche post-trattamento, da linee guida presenti in letteratura, in quanto non necessarie e legate a possibili svantaggi, in primo luogo l’antibiotico resistenza».

Cavallini M, Casasco A, Ferrara F et al. Hyaluronic acid fillers, needle contamination by fastidious microorganisms, and risk of complications. Dermatol Surg, 2023, 49(2):161-163. Doi: 10.1097/DSS.0000000000003674.

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