Nutrire la bellezza

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Angela Faga
Angela Faga

Al volgere delle ultime settimane di Expo 2015, “Nutrire il Pianeta”, il pensiero mi corre al ben noto ma mai abbastanza ribadito ruolo della nutrizione in un programma di bellezza. Che un corretto apporto alimentare e una silhouette corporea perfetta siano in strettissima correlazione è nozione comune. Ma dobbiamo anche tenere presente che non si può realizzare nessun processo rigenerativo se non in presenza di aminoacidi essenziali, come ad esempio l’arginina, che i danni cutanei da UV-B possono essere limitati da un’alimentazione con prevalenza di acidi grassi polinsaturi omega-3 e ricca di antiossidanti (vitamine C, A, E, polifenoli) e, quanto all’umore, è ben noto il ruolo dei cibi ricchi di triptofano nella produzione di serotonina.

Se proviamo a ricercare in quali alimenti sono contenute le sostanze nutrienti sopra ricordate, scopriremo una vastissima gamma di cibi, che spazia dal regno vegetale al regno animale, senza nulla escludere.

A questo punto mi vorrei soffermare sullo stravolgimento del rapporto con il cibo che non infrequentemente osserviamo nei nostri pazienti. Confesso che talora mi trovo imbarazzata quando il paziente (più spesso la paziente) che mi richiede una procedura di imbellimento si proclama vegetariana o vegana, in nome di un non meglio identificato “amore” per la natura e gli animali e, a fronte delle mie prudenti obiezioni, mi ribatte: “Ma io sto benissimo! E poi assumo gli integratori!” Certamente il contenuto prevalente dei messaggi che provengono a questo riguardo dai media non sono d’aiuto e una posizione culturale diversa diviene fatalmente e pericolosamente percepita come “not politically correct”.

Vorrei sommessamente utilizzare questo spazio, che mi è concesso, per suggerire di insegnare ai nostri pazienti che l’amore per la natura non può essere stravolto in un rifiuto della natura, accettando ad esempio l’uso degli integratori ma rifiutando nel contempo di apportare gli “indispensabili” con i mezzi naturali. Vorrei ricordare che amare la natura significa farne parte integrale, condividendone le sue regole di vita e di morte e che introiettare la natura che ci circonda trasformando la morte di una creatura in fonte di vita è un gesto quasi religioso. Vorrei far comprendere l’artificiosità di collocare su di una scaletta il valore delle creature viventi, come se un vegetale non avesse diritto al rispetto e alla considerazione e non fosse parte integrante e sostanziale del misterioso processo di vita nel quale siamo immersi e che ci ha voluto “onnivori”, un’artificiosità che si traduce in ultima analisi nel rifiuto, nella scotomizzazione della ineluttabile necessità della morte.

Vorrei concludere affermando che la vera bellezza passa anche dal rispetto del cibo: rispetto della qualità (no a regimi restrittivi), rispetto della quantità (no a eccessi o a privazioni), rispetto della modalità (no al cibo fast). Non sarebbe male ritornare, anche solo col pensiero, all’antica usanza di ringraziare il proprio Dio all’inizio di ogni pasto.

Angela Faga