L’ingrigimento dei capelli è da sempre considerato un processo fisiologico e irreversibile. Eppure la letteratura scientifica ha già documentato diverse condizioni in grado di indurre una ripigmentazione localizzata: farmaci come anticorpi monoclonali, inibitori delle tirosin-chinasi e immunomodulatori, microtraumi legati alla chirurgia micrografica di Mohs, la radioterapia, infezioni localizzate come l’herpes zoster e, non ultimo, la presenza di neoplasie cutanee sottostanti.

Un case report pubblicato su una rivista di dermatologia descrive due casi che ampliano in modo significativo questo spettro: il primo caso documentato di ripigmentazione capillare associata a carcinoma basocellulare e il primo caso di melanoma a diffusione superficiale (superficial spreading) riportato in associazione a questo fenomeno.

I due casi clinici

Nel primo caso, una donna di 78 anni ha sviluppato nell’arco di circa 20 mesi un ciuffo di capelli neri all’interno di un’area di capelli precedentemente bianchi, sulla regione fronto-temporale sinistra dello scalpo. L’esame clinico ha rilevato una placca bruno scura, ben demarcata, di 6×4 cm sottostante ai capelli ripigmentati. La dermoscopia ha mostrato un pattern centrale rosa con aree bianco-lucenti e strie, e strutture periferiche a raggiera bruno scure. L’istopatologia ha confermato un carcinoma basocellulare nodulare pigmentato, con un fusto pilifero pigmentato ma privo di coinvolgimento follicolare da parte del tumore.

Nel secondo caso, un uomo di 66 anni presentava da due anni una ripigmentazione spontanea dei peli del torace in corrispondenza di una lesione bruna. All’esame clinico si osservava un ciuffo di peli scuri nella regione medio-toracica, sovrapposto a una macula bruna irregolare di 7×3 mm. La dermoscopia ha evidenziato asimmetria di colori e strutture, un pattern multicomponente e globuli periferici atipici. L’istopatologia ha confermato un melanoma in situ a diffusione superficiale, con il fusto pilifero pigmentato ma, anche in questo caso, senza coinvolgimento follicolare tumorale.

Cosa dice la letteratura: 17 casi pubblicati

Includendo questi due nuovi report, la letteratura conta ora 17 casi complessivi di ripigmentazione capillare associata a neoplasia. La maggior parte è stata descritta in associazione con il melanoma nei sottotipi lentigo maligna, amelanotico, desmoplastico e nodulare, mentre un solo caso precedente era stato riportato in associazione a carcinoma microcistico degli annessi. I due casi qui descritti rappresentano, quindi, le prime segnalazioni rispettivamente per il carcinoma basocellulare e per il melanoma a diffusione superficiale.

Alcuni dati epidemiologici riassuntivi emersi dall’analisi dei casi pubblicati: circa il 53% dei casi si è verificato in soggetti di sesso maschile; i casi si presentano prevalentemente a livello dello scalpo, in pazienti anziani (età media 78 anni, range 56-91 anni), un dato verosimilmente legato all’esposizione solare cronica e alla naturale canizie età-correlata, che rende più evidente clinicamente il contrasto con i capelli ripigmentati.

I meccanismi ipotizzati

La fisiologia dell’ingrigimento dei capelli è un processo multifattoriale: con l’età, la melanogenesi si riduce progressivamente per calo dell’attività della tirosinasi, difetti nel trasferimento dei melanosomi, apoptosi dei melanociti e stress ossidativo cumulativo da specie reattive dell’ossigeno.

Le cellule staminali melanocitarie, che normalmente ripopolano l’unità pigmentaria del follicolo a ogni nuova fase anagen, si esauriscono progressivamente, ed è proprio questo esaurimento a essere considerato il principale determinante dell’irreversibilità della canizie.

Per quanto riguarda il meccanismo alla base della ripigmentazione tumore-associata, gli autori propongono due ipotesi non mutuamente esclusive. La prima è quella di una infiltrazione diretta: le cellule tumorali infiltrano il follicolo e trasferiscono direttamente melanina ai cheratinociti follicolari, come suggerito da casi con evidenza istopatologica di coinvolgimento del bulbo pilifero.

La seconda ipotesi è una segnalazione paracrina: le cellule tumorali attivano i melanociti residenti del bulbo attraverso fattori stimolanti la melanogenesi, senza una reale invasione follicolare. Quest’ultimo meccanismo meglio spiegherebbe i casi, come quelli qui descritti, in cui l’istopatologia non mostra infiltrazione del follicolo.

Nei due casi presentati, la natura superficiale dei tumori e l’assenza di invasione follicolare all’istopatologia depongono proprio a favore di un meccanismo paracrino.

Implicazioni cliniche per la pratica dermatologica

Il messaggio pratico per la pratica clinica quotidiana è chiaro: la presenza di un ciuffo isolato di capelli o peli ripigmentati in un’area di canizie dovrebbe sempre motivare un esame accurato della cute sottostante.

Va tenuto presente che le lesioni dello scalpo possono facilmente sfuggire all’autoesame del paziente per la scarsa visibilità dell’area e vengono spesso individuate da dermatologi, familiari o parrucchieri piuttosto che dal paziente stesso. In modo speculare, anche la poliosi circoscritta (una chiazza localizzata di peli bianchi in un’area normalmente pigmentata) è già riconosciuta in letteratura come possibile marcatore clinico di melanoma sottostante e merita la stessa attenzione diagnostica. Questi segni, per quanto rari e non specifici, si aggiungono al bagaglio di elementi clinici e dermoscopici utili nella diagnosi precoce di neoplasie cutanee, in particolare in aree pilifere dove la visualizzazione diretta della cute è più difficoltosa.

Conclusioni

Questi due casi ampliano lo spettro delle neoplasie cutanee associate a ripigmentazione capillare, includendo per la prima volta il carcinoma basocellulare e il melanoma a diffusione superficiale accanto ai sottotipi di melanoma già noti. Sebbene i meccanismi biologici esatti restino da chiarire, il messaggio clinico è di immediata applicabilità: un ciuffo isolato di capelli ripigmentati in un’area di canizie merita sempre un esame dermatologico approfondito della cute sottostante. Gli autori sottolineano, inoltre, come un approfondimento di questi meccanismi potrebbe, in prospettiva, offrire spunti anche per lo sviluppo di terapie per la canizie stessa.

Gazmuri J, Ikino JK, Pacheco MA, et al. Hair repigmentation as a clinical sign of underlying basal cell carcinoma and melanoma. PMCID: PMC13347933.

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