Tra i biotipi cutanei, la pelle sensibile rappresenta una sfida per il dermatologo e il medico estetico. Non si tratta di una patologia, ma di una condizione di estrema reattività che richiede un approccio clinico e cosmetologico calibrato. In occasione del Congresso internazionale di medicina ad indirizzo estetico Agorà 2026, Magda Belmontesi, dermatologa e vicepresidente di Agorà, ha dato indicazioni per una sua corretta gestione.
L’identikit della pelle reattiva
La pelle sensibile si affianca ai classici biotipi (normale, secca, grassa o seborroica, mista), distinguendosi per la sua spiccata reattività. Belmontesi la definisce come una cute che risponde in modo transitorio ma evidente a molteplici stimoli, alterando temporaneamente la propria funzione barriera.
I fattori scatenanti possono essere diversi: sbalzi termici, vento, acqua calcarea, cosmetici aggressivi o ricchi di profumo, sole, abuso di farmaci, stress, traumi psicosomatici, abitudini alimentari scorrette, fumo, alcol.
La sintomatologia si divide in una componente sensoriale soggettiva, caratterizzata da tensione cutanea, pizzicore, bruciore e sensazione di pelle sottile, e in segni visibili, come rossore temporaneo, leggera esfoliazione e un’accentuazione delle linee fini.
La pelle sensibile potrebbe essere confusa con vere e proprie patologie cutanee. La specialista ha ribadito l’importanza di una corretta diagnosi differenziale: a differenza della dermatite atopica e della rosacea, la pelle sensibile è una situazione transitoria. Se si individua la corretta routine dermocosmetica e si rimuove il fattore scatenante, il problema tende a rientrare.
Errori da evitare e attivi d’elezione
Per prendersi cura della pelle sensibile, ha spiegato Belmontesi, bisogna scoraggiare il fai-da-te, l’uso di troppi prodotti mescolati tra loro e, soprattutto, l’abuso di farmaci topici come corticosteroidi e antibiotici.
La detersione deve essere rigorosamente delicata, non alcolica, serve una rimozione serale del make-up e una fotoprotezione ad ampio spettro. I cosmetici devono essere poveri di allergeni (senza profumi, nichel, cobalto) e formulati per rispettare il pH e il microbiota cutaneo.
Belmontesi suggerisce una strategia su tre fronti:
- ripristino della barriera cutanea grazie a prodotti skincare contenenti ceramidi, niacinamide e pantenolo;
- idratazione, grazie a cosmetici contenenti acido ialuronico, acque termali, glicerina, allantoina e burri vegetali per ammorbidire e ridurre la secchezza;
- azione decongestionante, grazie a cosmetici contenenti estratti di plancton termale, ricchi di pre e probiotici per riequilibrare la flora batterica.
L’importanza dell’anamnesi in medicina estetica
La persona con pelle sensibile richiede un’attenzione massima anche nello studio del medico estetico. Poiché la reattività cutanea ha fasi di remissione, in studio la pelle potrebbe apparire tranquilla. «Se non facciamo un’attenta anamnesi e non indaghiamo sui cosmetici utilizzati o su pregressi episodi di reattività – avverte Belmontesi – rischiamo di scatenare reazioni violente ed effetti collaterali indesiderati».
Le procedure estetiche devono essere selezionate con estrema cautela. Potrebbero non essere indicati i peeling medi e profondi (TCA, alte concentrazioni di AHA e retinolo), i laser aggressivi (ablativi e frazionati), la microdermoabrasione, il dermaroller e i trattamenti che generano intenso calore profondo, come radiofrequenza o ultrasuoni focalizzati (HIFU), che possono scatenare recidive.
Si può, invece, propendere per trattamenti più dolci: biostimolazione con microiniezioni superficiali (acido ialuronico, PDRN, aminoacidi, vitamine), laser vascolari o IPL per le piccole telangectasie, peeling leggeri a base di poli-idrossiacidi (PHA), oltre ai classici filler di acido ialuronico e tossina botulinica.


