L’aumento costante dell’incidenza del melanoma e l’abbassamento dell’età media alla diagnosi rappresentano oggi sfide urgenti per la sanità pubblica globale. È quanto emerso con forza durante la sessione oncologica del 15° incontro AIDECO (Associazione italiana di dermatologia e cosmetologia) Sun & Skin, ospitato a Roma lo scorso 12 marzo, nel corso della quale è stato ricordato con affetto il suo fondatore, Leonardo Celleno, da poco scomparso, che ha sempre considerato la prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei non-melanoma (NMSC) una delle priorità scientifiche.
In un panorama in cui i numeri della patologia continuano a crescere, proseguire nel suo solco grazie alla visione multidisciplinare dell’associazione risulta fondamentale per promuovere una cultura della protezione e della diagnosi precoce.
Melanoma, tra dati epidemiologici e innovazione
Entrando nel vivo della sessione, Margaret Ottaviano, oncologo dell’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, ha delineato il quadro della patologia e le nuove sfide terapeutiche. Se da una parte l’avanzamento della ricerca e delle terapie ha ridotto la mortalità correlata al melanoma, dall’altra si è osservato un abbassamento dell’età media alla diagnosi. L’incidenza oscilla oggi tra i circa 25 casi ogni 100.000 abitanti in Europa, i 30 degli Stati Uniti e i 60 dell’Australia, con un tasso di crescita del 53% negli ultimi vent’anni.
Ottaviano ha focalizzato l’attenzione sui traguardi dell’innovazione farmacologica per il melanoma avanzato e metastatico, dove l’introduzione dell‘immunoterapia e delle terapie a bersaglio molecolare ha radicalmente cambiato la prognosi. Tuttavia, la mortalità correlata a questa neoplasia resta ancora molto elevata.
Le nuove sfide riguardano la gestione delle resistenze ai farmaci e la sostenibilità di percorsi terapeutici sempre più complessi. Nonostante i successi della farmacologia moderna, l’oncologa ha ribadito che la sfida primaria resta l’intercettazione precoce della malattia, poiché la biologia del tumore e il suo stadio iniziale rimangono i principali predittori di sopravvivenza.
Melanoma o melanomi?
Affrontando il tema della fotobiologia e della classificazione della malattia, Giuseppe Monfrecola, già presidente SIDeMaST e docente ordinario di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli, ha chiarito che non siamo di fronte a una patologia monolitica: i melanomi associati a danno solare cumulativo (CSD) colpiscono prevalentemente le zone cronicamente esposte in pazienti anziani, mentre i melanomi non associati a danno solare cumulativo insorgono spesso in zone coperte, interessano soggetti più giovani (con un picco intorno ai 50 anni) e sono guidati da mutazioni genetiche distinte e processi stocastici.
Un passaggio fondamentale della sua relazione ha riguardato la genetica dei fototipi chiari e il ruolo del recettore MC1R. Studi condotti sui ratti hanno mostrato che il fenotipo rosso possiede una minore capacità riparativa del DNA e, a causa della biochimica della feomelanina, è prono a processi di ossidazione cellulare anche in assenza di luce solare diretta. Monfrecola ha evidenziato come, mentre i raggi UVB inducono mutazioni indipendentemente dal pigmento, l’azione degli UVA sia mediata proprio dal pigmento nell’oncogenesi.
È stato ribadito il rischio legato all’uso di lettini solari, che agisce come potente catalizzatore mutazionale, promuovendo l’angiotropismo, ovvero la capacità del tumore di diffondersi precocemente sfruttando i vasi sanguigni.
La rilevanza della prevenzione in età pediatrica
Ornella De Pità, direttrice della struttura complessa di Dermatologia dell’Ospedale Cristo Re di Roma, ha riportato l’attenzione sulla prevenzione primaria. Nonostante decenni di campagne, meno del 30% dei genitori applica correttamente la fotoprotezione ai figli. Poiché il danno attinico si accumula nelle prime fasi della vita, la protezione pediatrica rappresenta una priorità assoluta.
De Pità ha sottolineato come l‘esposizione urbana contribuisca per il 30% al danno UV annuale, eppure la maggior parte delle famiglie limita l’uso dei solari alle sole vacanze estive. La sfida per la dermatologia e l’oncologia è, dunque, oggi promuovere un’educazione sistematica, che insegni a riconoscere il proprio fototipo e ad applicare correttamente le dosi di prodotto per una reale riduzione del rischio oncologico.


