Maggiorate pentite

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Con una frequenza in costante aumento, giungono nei nostri studi donne che hanno effettuato una mastoplastica additiva 10-15-20 anni prima e che richiedono la sostituzione o la rimozione definitiva delle protesi. Le cause della richiesta possono essere molteplici.

Una delle domande “obbligate” delle pazienti che richiedono per la prima volta l’intervento di mastoplastica additiva è: “Qual è la durata delle protesi?” È una domanda a cui è difficile rispondere con esattezza. Benché le aziende più qualificate garantiscano una durata “life long” delle protesi, l’esperienza dimostra che in realtà dopo 10, 15 o più anni le protesi subiscono un inevitabile deterioramento, che in fase iniziale viene evidenziato solo da un routinario esame strumentale (mammografia o RM o ecografia), ma che, in fase più avanzata, può causare distorsioni di forma, posizione e consistenza delle mammelle, fino a un ispessimento doloroso della capsula periprotesica: ne consegue la necessità assoluta di rimuovere le protesi deteriorate.

Un altro problema è correlato all’inevitabile cronoinvecchiamento dei tessuti mammari: ecco quindi che le mammelle protesizzate, nei primi anni ben turgide e sostenute come sculture, progressivamente si afflosciano, pur mantenendo il volume iniziale. Questa condizione è forse la più imbarazzante da gestire per il chirurgo, perché la soluzione non può che essere o il mantenimento del volume protesico originario, integrato però da una mastopessi, con le inevitabili sequele cicatriziali (temutissime dalle pazienti!), oppure l’impianto di protesi di volume maggiore, soluzione quest’ultima con risultati poco naturali e destinata, per ovvi motivi di gravità, a provocare un’ancor più rapida caduta del seno. Il lipofilling periprotesico può essere una buona soluzione per donare turgore, migliorare la contrattura capsulare, attenuare antiestetici slivellamenti tra la protesi e la base d’impianto: tuttavia è proponibile solo in presenza di un pannicolo adiposo donatore ben rappresentato, condizione sempre meno frequente, almeno nella mia esperienza, stante la lodevole attenzione, da parte delle signore più attente al binomio estetica-salute, al contenimento della massa grassa, a favore della massa magra.

Non infrequente è anche l’insoddisfazione dovuta alla presenza di protesi troppo grandi, innaturali e spesso fastidiose (è dimostrato che l’incremento delle mammelle con protesi superiori ai 350 g determina problemi posturali, paragonabili a quelli delle donne afflitte da mammelle troppo voluminose [1]).

Infine ecco le pentite delle protesi, che chiedono di esserne “liberate” perché percepite come un corpo estraneo, artificiale.

Le protesi mammarie rappresentano senz’altro uno dei più straordinari presidi che hanno consentito alle donne di valorizzare il proprio aspetto e abbattere complessi di inferiorità: in una parola sentirsi più belle e attraenti. Il seno femminile è il più potente richiamo di attrazione sessuale e non deve quindi stupire che la donna riponga nel suo imbellimento grandi auspici di felicità. Ma vale la pena di ricordare a tutti i medici e chirurghi estetici che la sostituzione delle protesi non è un “cambio gomme”, bensì un intervento più complesso del primo impianto. Se le vecchie protesi sono deteriorate, l’intervento può essere complicato dalla fuoriuscita del silicone; la capsula periprotesica, anche se non è completamente rimossa, è sempre manipolata al tavolo operatorio e attagliata alle nuove protesi; l’associazione con la mastopessi raddoppia il rischio di complicanze; anche il lipofilling, quando proponibile, è un intervento non scevro da possibili rischi.

In conclusione, ritengo che, per ridurre l’entità degli inevitabili problemi a lungo termine e anche limitare eventuali rivendicazioni medico-legali, sia fondamentale un approccio estremamente accurato al momento della programmazione del primo intervento: consigliare protesi di dimensioni contenute e proporzionate alla struttura complessiva della donna; informare senza reticenze che è da prevedere un intervento di sostituzione/rimozione entro i 20 anni successivi; approfondire le eventuali motivazioni psicologico-relazionali della richiesta della donna, chiarendole che anche se il seno più grande e più bello l’aiuterà ad accrescere la propria autostima, non basterà però a rinvigorire o salvare un rapporto sentimentale logorato.

[1] Nicoletti G, Mandrini S, Finotti V, Dall’Angelo A, Malovini A, Chierico S, Faga A, Dalla Toffola E. Objective Clinical Assessment of Posture Patterns after Implant Breast Augmentation. Plast Reconstr Surg. 2015 Aug;136(2):162-170.