Protesi rotte, infezioni, necrosi, emboli: sono sempre di più le complicanze a cui vanno incontro gli italiani che ricorrono ad interventi di chirurgia plastica all’estero. Secondo i dati dell’AICPE (Associazione italiana di chirurgia plastica estetica) rilanciati dall’agenzia AdnKronos, nei reparti di chirurgia plastica della Penisola fino a un intervento su sette di revisione o correzione serva a riparare ai danni subiti da chi si opera in Paesi stranieri.
«Dietro offerte economiche particolarmente aggressive possono nascondersi criticità legate alla selezione dei pazienti, alla continuità assistenziale e alla gestione delle eventuali complicanze», avverte l’AICPE, che invita anche le autorità sanitarie nazionali a una «necessaria riflessione». Servono tutele, chiedono gli esperti, l’esodo va affrontato e gestito.
Interventi di chirurgia plastica all’estero: le mete degli italiani
«La maggior parte dei pazienti italiani che decide di varcare i confini nazionali lo fa per motivi economici – spiega la società scientifica – e la promessa di tariffe inferiori rispetto agli standard nazionali si associa spesso anche a tempi di attesa ridotti. Le mete più frequentate sono Turchia, Albania, Romania e Tunisia, seguite da Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Gli interventi più richiesti riguardano le procedure di rimodellamento corporeo e del volto: mastoplastica additiva, rinoplastica, addominoplastica e liposuzione».
Tra gli eventi avversi maggiormente segnalati dai medici dell’AICPE ci sono «infezioni batteriche gravi (spesso da germi multiresistenti), necrosi dei tessuti dovute a dimissioni repentine, rotture o contratture precoci di protesi non certificate ed embolismi postoperatori favoriti dai viaggi aerei intrapresi subito dopo l’intervento».
Complicanze da interventi di chirurgia plastica all’estero
«Secondo alcune stime disponibili – riporta l’AICPE – sembra che il 10-15% delle procedure correttive e di revisione trattate nei reparti di chirurgia plastica italiani derivi da complicanze insorte oltreconfine. Per disporre di un quadro statistico definitivo e scientificamente validato, è attualmente attivo l’apposito Osservatorio e Registro delle complicanze istituito dalla SICPRE (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica), i cui primi dati consolidati saranno rilasciati dopo il 2026».
Paolo Vittorini, presidente dell’AICPE, ricorda: «Sottoporsi a un intervento chirurgico richiede una corretta valutazione preoperatoria, l’esecuzione della procedura in strutture sanitarie autorizzate e conformi ai requisiti normativi vigenti e, soprattutto, un adeguato percorso di assistenza e follow-up postoperatori. Modelli organizzativi orientati prevalentemente alla riduzione dei costi possono comportare una minore attenzione alla selezione dei pazienti, ai tempi di osservazione postoperatoria e alla continuità assistenziale. Quando insorgono complicanze dopo il rientro in Italia, il paziente può incontrare importanti difficoltà nell’accedere tempestivamente al chirurgo che ha eseguito l’intervento e nel ricevere la necessaria continuità assistenziale».


