Le nanotecnologie aprono la strada a nuove opzioni terapeutiche per il trattamento dei tumori della pelle. Una nuova piattaforma sperimentale basata su nanoparticelle metalliche, sviluppata da ricercatori della Oregon State University, negli Stati Uniti, ha dimostrato in studi preclinici di poter distruggere il melanoma utilizzando laser a bassa potenza: un approccio poco invasivo e più sicuro rispetto alla terapia fototermica tradizionale. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Advanced Functional Materials

I limiti della terapia tradizionale

Nella lotta ai tumori solidi come il melanoma, la più aggressiva tra le neoplasie cutanee, una delle strategie più promettenti è la cosiddetta terapia fototermica (PTT), che si basa su particelle o altri agenti che vengono accumulati nel tessuto canceroso e successivamente attivati mediante la luce nel vicino infrarosso (NIR). Il meccanismo d’azione è piuttosto semplice: l’energia luminosa viene convertita in calore, e quest’ultimo determina la distruzione selettiva delle cellule tumorali. 

Tra i limiti intrinseci di questa strategia vi è la sicurezza: le particelle fototermiche convenzionali si attivano e diventano efficaci solo sotto esposizione di laser ad alta intensità, che spesso superano la soglia di sicurezza cutanea (0,33 watt per centimetro quadrato), determinando un rischio aumentato di danneggiare i tessuti sani. Le particelle al centro del nuovo studio nascono proprio nel tentativo di fare un passo avanti e superare questa barriera. 

Nanoparticelle d’oro e trasferimento di energia

I ricercatori hanno progettato una piattaforma da poter impiegare a scopo sia terapeutico sia diagnostico a partire da nanoparticelle d’oro rivestite da uno strato bimetallico di ferro-cobalto. Questi piccoli oggetti, dalla forma di barretta, possiedono al loro interno anche una sonda sensibile alla luce nel vicino infrarosso, il colorante naftalocianina di silicio, molto stabile alla fotodegradazione e che conferisce al complesso ottime capacità di assorbire energia luminosa e convertirla rapidamente in calore. 

Una caratteristica particolarmente innovativa della piattaforma è l’impiego del trasferimento di energia per risonanza (RET), un processo su scala nanometrica in cui l’energia passa direttamente da una molecola all’altra senza emettere radiazioni. Grazie a questo passaggio, le nanoparticelle possono generare calore in modo molto più efficiente rispetto ai sistemi tradizionali, anche con l’utilizzo di laser a bassa potenza.

Studi preclinici: rimosso del tutto un tumore aggressivo

Le nuove nanoparticelle sono state testate in un modello murino di melanoma aggressivo. Somministrate per via sistemica, hanno dimostrato di accumularsi selettivamente nel tessuto tumorale e, in seguito all’esposizione a luce infrarossa (780 nanometri) con una densità di potenza di appena 0,25 watt per centimetro quadrato (quindi entro i limiti di sicurezza), hanno determinato il riscaldamento delle cellule tumorali e la loro distruzione. 

«Una singola seduta ha portato all’ablazione completa del tumore», hanno dichiarato gli autori. Il tutto senza bisogno di incisioni (e le relative conseguenze funzionali ed estetiche) e senza intaccare il tessuto sano. 

Singola piattaforma, duplice funzione

Oltre alla finalità terapeutica, i ricercatori hanno progettato la piattaforma nanotecnologica affinché possa essere utilizzata anche per l’imaging fluorescente, con un approccio cosiddetto teranostico (terapia e diagnostica in un unico trattamento). Il sistema è infatti in grado di evidenziare il tessuto tumorale e potrebbe consentire di guidare in modo preciso il posizionamento e la focalizzazione del laser durante la rimozione del tumore. 

Prem Singh, Constanze Raitmayr, Syed Zaki Husain Rizvi, et al. Resonance Energy Transfer-Driven Photothermal Nanoagent Enables Melanoma Ablation Under Low-Power Near-Infrared Irradiation Adv Funct Mater. 2026 May 4;36(36):e22663.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here