Le cicatrici cheloidi si configurano come un disturbo fibroproliferativo persistente caratterizzato da un’alterata risoluzione dei normali processi di guarigione delle ferite. A differenza delle cicatrici ipertrofiche, i cheloidi invadono aggressivamente il tessuto sano oltre i margini iniziali della ferita, spesso recidivano dopo l’intervento chirurgico e causano dolore e prurito debilitanti. A livello cellulare, la patologia deriva dai fibroblasti dermici che rimangono bloccati in uno stato iperattivo, rilasciando segnali citochinici disregolati e producendo collagene di tipo I e III in eccesso.
L’impatto non è solo fisico: la condizione comporta un pesante fardello psicosociale, compromettendo la qualità della vita, peculiarità che li eleva a priorità clinica di gran lunga superiore alle preoccupazioni estetiche.
L’impatto dell’ascendenza
Nonostante l’elevata prevalenza nelle popolazioni africane, asiatiche e ispaniche, i meccanismi molecolari alla base della suscettibilità dipendente dall’ascendenza rimangono ancora poco chiari. La prevalenza raggiunge il 16% nelle popolazioni di origine africana e ispanica e varia tra il 4% e il 16% nei gruppi asiatici. Al contrario, i tassi nelle popolazioni europee rimangono estremamente bassi, al di sotto dello 0,1%.
Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, sintetizza le evidenze genomiche ed epigenetiche esistenti riguardanti le cicatrici cheloidi, ponendo particolare enfasi sulla suscettibilità dipendente dall’ascendenza.
Nello specifico, la revisione narrativa ha esplorato le principali varianti genetiche in diverse popolazioni, esaminato le reti regolatorie che governano l’attività dei fibroblasti e discusso le modalità con cui la trasposizione dei risultati potrebbe affinare la stratificazione del rischio e aprire la strada a metodi terapeutici di precisione. Le linee guida PRISMA-ScR sono state utilizzate come quadro di riferimento per la rendicontazione al fine di incentivare la trasparenza, senza tuttavia implicare una metodologia formale di revisione sistematica.
Verso strategie preventive e terapeutiche personalizzate
I ricercatori hanno identificato loci di suscettibilità ricorrenti in 1q41, 3q22.3 e 15q21.3 in diverse popolazioni. Varianti nel gene NEDD4 e regioni regolatorie vicine a BMP2 sono emerse come modulatori chiave delle vie di segnalazione profibrotiche, tra cui TGF-β/SMAD e NF-κB. La riprogrammazione epigenetica e le reti di RNA lunghi non codificanti, come CACNA1G-AS1, sembrano inoltre sostenere l’iperattivazione dei fibroblasti. Un limite persistente riguarda la marcata sottorappresentazione delle popolazioni latinoamericane negli attuali studi genomici.
L’integrazione della variazione genomica specifica dell’ascendenza con i marcatori epigenetici è essenziale per far progredire le strategie diagnostiche e terapeutiche di precisione nelle cicatrici cheloidi.
La ricerca futura dovrebbe dare priorità a coorti multicentriche diversificate e ad approcci multi-omici integrativi per migliorare la stratificazione del rischio e consentire interventi mirati per la condizione oggetto di studio. In questo modo sarà possibile affinare la classificazione molecolare delle cicatrici cheloidi, chiarire i meccanismi patogenetici specifici per etnia e, in definitiva, promuovere approcci preventivi e terapeutici personalizzati applicabili a diverse popolazioni.
Llanos-Rodríguez JF, Malvaez ADDLF, Jiménez-Osorio AS, López-Hernández LB, Solares-Tlapechco J, Marín G, Castillo-Rangel C, Zarate-Calderon C, Rodríguez-Arellano ME. Genomic and Epigenetic Landscapes of Keloid Scarring: Ancestry–Dependent Insights and Therapeutic Implications – A Narrative Review. Cosmetics. 2026; 13(2):70. https://doi.org/10.3390/cosmetics13020070


