Dolore, swelling, compressioni vascolari di varia natura: sono le principali manifestazioni cliniche dell’occlusione vascolare da filler. Una grave complicanza, rara ma possibile, altamente temuta in chirurgia estetica, dovuta all’iniezione accidentale in un vaso sanguigno di filler a base di acido ialuronico o a una inoculazione eccessiva di prodotto che, depositandosi sul vaso stesso, lo comprime fino ad occluderlo.
Il mancato intervento tempestivo in caso di complicanze o compressioni vascolari porta a morte i tessuti nella zona interessata dal vaso occluso, non più irrorati dal flusso ematico.
Sono noti e presenti in letteratura i protocolli per la gestione delle complicanze vascolari da filler. Mancano, invece, adeguate linee guida per l’approccio al danno cutaneo. Un efficace protocollo, semplice, non invasivo, di facile gestione domiciliare per il paziente, privo di effetti collaterali in grado di rispondere a questo unmet need è stato presentato al 27° Congresso Internazionale di Medicina Estetica Agorà 2025 tenutosi a Milano.
Gli attuali protocolli
Le aree del viso potenzialmente coinvolte da una complicanza o compromissione vascolare riguardano in maniera maggiore il naso, i solchi nasolabiali, la zona periorale e perilabiale, l’area gabellare.
Da anni sono disponibili in letteratura alcuni protocolli con specifiche indicazioni sull’approccio per la gestione e la prevenzione di effetti avversi, importanti, derivanti da un vaso occluso.
«Poiché una delle prime cause correla all’eccessiva quantità di prodotto inoculato, la raccomandazione – spiega Marco Stabile, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva, chirurgia estetica e medicina estetica a Cremona – è di procedere con l’iniezione di piccoli boli alla volta e, qualora insorgano complicanze vascolari, intervenire tempestivamente. Un consensus internazionale prevede di procedere con una ialuronidasi immediata ad alte dosi nella parte interessata dal danno, per dissolvere l’acido ialuronico iniettato. Mancano, invece, indicazioni protocollari riguardo la gestione della cute, trattata in prevalenza con approcci piuttosto empirici: nitroglicerina, aspirina e/o compresse calde. Fermo restando che la routine clinica in caso di evento vascolare raccomanda wound care appropriata, idratazione, debridement (rimozione) delle aree necrotiche. Pratica, quest’ultima, suscettibile di esiti cicatriziali anche importanti. Di fatto, non esistono indicazioni “standardizzate” sulla cura della cute a seguito della compromissione vascolare».
Il ruolo dell’eparina topica
L’eparina topica sembra essere lo strumento e il mezzo in grado di trattare la compromissione della cute, portandola a guarigione, grazie alla sua modalità di azione: promotrice, da un lato, della crescita cellulare, sedativa sul dolore, dall’altro per il potente effetto antinfiammatorio che la caratterizza.
«L’eparina – prosegue il dottor Stabile – ha un’azione angiogenetica, lavora in sinergia ma in modo indipendente con i fattori di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF). Insieme, i due, concorrono al rispristino della vascolarizzazione appropriata dei tessuti e alla stimolazione cellulare. In ultimo, va ricordata anche l’azione, positiva, dell’eparina sui fibroblasti».
Il trattamento di lesioni cutanee importanti con eparina topica ha dato prove di efficacia in una esperienza ultra ventennale del dottor Stabile, adottata dal 2006, nella gestione di grandi ustioni, ad esempio in pazienti con naso totalmente necrotizzato (unico possibile alternativa di cura il debridement), con esiti migliorativi dell’area dal secondo giorno di trattamento e risoluzione in circa 20 giorni, ma anche in pazienti ricoverati in terapia intensiva con lesioni da pronazione, gestite con la somministrata ad alte dosi, in questo caso intravenosa o sottocute, senza ricorso a precedente toilette chirurgica o, ancora, nel trattamento di radiodermiti.
Tali evidenze hanno incentivato a valutare gli outcome dell’applicazione di eparina topica anche in ambito di medicina estetica, nello specifico in compromissioni vascolari da filler: è nato il protocollo CaSta.
Il Protocollo CaSta
Il protocollo deve il proprio nome a Maurizio Cavallini (Ca), esperto in ialuronidasi, e Marco Stabile (Sta), con expertise nella gestione dell’eparina topica, che lo hanno messo a punto: il protocollo prevede, infatti, la combinazione delle due.
«Il protocollo – chiarisce Marco Stabile – prevede l’immediata ialuronidasi per la gestione del vaso, quindi lo scioglimento del prodotto in accumulo e l’applicazione successiva di una goccia di eparina topica, sulla cute, ben spalmata, ripetuta 3 volte al giorno (mattino, mezzogiorno e sera). La lesione cutanea evolve in croste, primo buon segno di efficacia del trattamento. Continuando quotidianamente a gocciolare l’eparina anche sulle croste, la lesione cutanea giunge a guarigione mediamente dopo una ventina di giorni dalla prima applicazione, come documenta uno studio che abbiamo pubblicato su Aesthetic Surgery Journal Open Forum2».
Tra i casi risolti con il protocollo CaSta: una compromissione del territorio dell’angolare della sopratrocleare, con presenza di edema palpebrale e dolore, in cui si è osservato a due giorni dall’applicazione di eparina topica un miglioramento/scomparsa dell’edema dell’area periorale per l’importante effetto antinfiammatorio del farmaco.
Conclusioni
Il protocollo CaSta, facile da usare, effettivo, privo di effetti collaterali, di basso costo (1 fiala da 4000 U è sufficiente per l’intera giornata), garantisce un’alta compliance del paziente.
«La terapia – conclude Stabile – può essere gestita domiciliarmente dal paziente, non richiede ulteriori medicazioni né copertura antibiotica e non incide sulla gestione della quotidianità. Unica raccomandazione: non bagnare la parte lesionata e trattata con eparina topica fino a completa risoluzione».
Fonti:
- Guglielmetti L, Schieri D, Kontsevaya I et al. Treatment for COVID-19: a cohort study from Northern Italy. Sci Rep, 2021, 11:20964. Doi: 10.1038/s41598-021-00243-4;
- Stabile M, Cavallini M, Raichi M. Might topical heparin help with occlusion emergencies after accidental intra-arterial hyaluronic acid injections? Aesthetic Surgery Journal Open Forum Open Access, 2025, Vol. 7, ojae126. Doi: https://doi.org/10.1093/asjof/ojae126.



