L’ipotesi dell’asse intestino-pelle propone che i cambiamenti microbici intestinali possano modulare l’infiammazione cutanea sia attraverso metaboliti microbici che entrano nella circolazione sistemica, sia mediante l’attivazione di risposte immunitarie della mucosa con effetti periferici a valle.
In alcuni disturbi dermatologici, quali psoriasi, dermatite atopica e acne, sono state documentate distinte alterazioni microbiche intestinali, che supportano la plausibilità di un contributo simile nell’alopecia areata.
Oltre alla sua rilevanza meccanicistica, la profilazione del microbiota rappresenta, infatti, una promettente fonte non invasiva di biomarcatori. I progressi nel sequenziamento del gene 16S rRNA e nelle analisi bioinformatiche multivariate consentono l’identificazione di firme microbiche specifiche per malattia. L’integrazione di questi set di dati con modelli di classificazione basati sull’intelligenza artificiale (AI) offre inoltre opportunità per lo sviluppo di strumenti diagnostici e prognostici.
Le firme microbiche dell’alopecia areata
Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, prende in esame la caratterizzazione della composizione del microbiota intestinale dei pazienti con alopecia areata e ne valuta il potenziale come biomarcatore per la discriminazione della malattia.
Campioni fecali di pazienti con alopecia areata e controlli sani sono stati analizzati mediante sequenziamento dell’rRNA 16S ed elaborati tramite le piattaforme QIIME2 e MicrobiomeAnalyst. Sono stati indagati parametri di diversità, abbondanza differenziale e correlazioni di rete microbica e sviluppati modelli di machine learning supervisionato per classificare i profili di alopecia areata rispetto a quelli di controllo.
I risultati ottenuti hanno rivelato firme microbiche distinte nell’alopecia areata, con arricchimento di generi proinfiammatori come Methanobrevibacter, Collinsella e Ruminococcus gnavus e deplezione di commensali immunoregolatori, tra cui il gruppo Faecalibacterium ed Eubacterium eligens. Le analisi di rete hanno mostrato interazioni microbiche più complesse nell’alopecia areata e i modelli Random Forest hanno raggiunto un’accuratezza del 92% nel discriminarla dai controlli.
Opportunità e prossime sfide
Lo studio soprariportato supporta il futuro sviluppo di un ausilio diagnostico oggettivo basato sul microbiota per l’identificazione precoce dell’alopecia areata. Con una validazione esterna multicentrica, i risultati del modello potrebbero anche sostenere la stratificazione clinica in base alla gravità della malattia e orientare la gestione del paziente.
Ulteriori ricerche dovrebbero includere la metagenomica/metabolomica shotgun per una maggiore risoluzione, pannelli infiammatori sierici standardizzati e disegni di studio longitudinali per confermare la generalizzabilità, chiarire la causalità e definire l’utilità clinica.
Nel complesso, la disbiosi intestinale può svolgere un ruolo nella patogenesi dell’alopecia areata, fornendo potenziali biomarcatori diagnostici e supportando interventi mirati al microbiota come prossime strategie terapeutiche.
Aguado-García Á, Huertas-López F, Martínez-Moreno D, et al. Decoding Gut Microbiome Dysbiosis as a Non-Invasive Diagnostic Biomarker for Alopecia Areata. Cosmetics. 2025; 12(6):274. https://doi.org/10.3390/cosmetics12060274


