Il futuro della fotoprotezione passa per un innalzamento degli standard di sicurezza e una lotta serrata alla disinformazione scientifica: sono stati questi i temi al centro di una sessione del 15° Incontro AIDECO Sun & Skin, ospitato a Roma lo scorso 12 marzo.
Nuovi standard europei: verso il superamento dei bassi SPF
Entrando nel vivo del dibattito tecnico, Raffaella Perrone, del ministero della Salute, ha illustrato le dinamiche in atto presso i tavoli di lavoro europei, che hanno un orientamento chiaro che mira a una semplificazione e a un innalzamento dei livelli di sicurezza: l’ipotesi è quella di limitare la protezione minima consigliata a un SPF non inferiore a 30.
I fattori di protezione bassi (10, 15 o 20) sono considerati oggi scarsamente significativi a fronte di un irraggiamento solare mutato e di una pelle sempre più esposta a stress ambientali stratificati.
L’obiettivo è integrare la fotoprotezione nella quotidianità urbana, dato che il 30% del danno UV annuale si accumula proprio lontano dalle spiagge.
La sfida della “sunxiety” e la disinformazione sui filtri
Claudia Capanna, consigliere AIDECO, ha analizzato il fenomeno della disinfodemia e della “sunxiety”, un’ansia legata al sole alimentata da messaggi manipolatori sui social media che demonizzano i filtri senza basi scientifiche solide.
È compito del professionista orientare il consumatore, spiegando che la sicurezza degli ingredienti è garantita da revisioni costanti del Regolamento CE 1223/2009. Inoltre, è emerso come sia fondamentale eradicare l’uso di termini ingannevoli come schermo totale o waterproof, diciture oggi vietate perché inducono a una pericolosa sottostima dei tempi di riapplicazione dei solari, che deve avvenire rigorosamente ogni 2-3 ore.
Protezione dai radicali liberi e luce blu
La ricerca formulativa sta evolvendo altresì verso la protezione dall’intero spettro elettromagnetico. La relazione di Enzo Berardesca, dermatologo, già direttore scientifico di Dermakos e membro dell’editorial board di numerose riviste internazionali, ha evidenziato il ruolo pro-ossidativo della luce blu (HEV) e degli infrarossi, capaci di penetrare profondamente nel derma stimolando la produzione di radicali liberi e l’insorgenza di ipercromie.
L’integrazione di complessi antiossidanti stabili e riparatori del DNA all’interno dei fotoprotettori rappresenta oggi lo standard clinico per contrastare non solo il photoaging, ma anche le alterazioni attiniche croniche e i potenziali danni oncologici silenti.


