Chirurgia e rigenerazione degli organi genitali

Il ricorso agli interventi estetici a livello degli organi genitali femminili e maschili rappresenta una domanda in aumento, che sottende diversi tipi di esigenza da parte del paziente. Il tema è di forte attualità, tanto che Sicpre, la Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, ha aperto al proprio interno un capitolo che Stefania de Fazio, specialista in Chirurgia Plastica che esercita come libera professionista a Roma, Napoli e Taranto, segue personalmente come consigliere. Con lei mettiamo a fuoco alcune problematiche di quest’area, tra sviluppo delle tecniche idonee e necessità di un’informazione più completa ai pazienti.

 

Quali sono le richieste più frequenti in riferimento alla chirurgia degli organi genitali?

Per quanto riguarda la chirurgia maschile, la richiesta più frequente è l’ingrandimento del pene. Si tratta di richieste spesso non dettate da una reale esigenza funzionale, ma più frequentemente da un’ansia del confronto, la cosiddetta sindrome da palestra. Si tratta di un argomento delicato, in cui il ruolo del chirurgo, in assenza di patologie erettive e malformazioni, e quando i parametri dimensionali siano di fatto nella norma, è quello di intraprendere un dialogo molto sincero con il paziente e proporre eventualmente consulenze di specialisti in andrologia, endocrinologia o sessuologia. Infatti la richiesta in linea di principio non va assecondata a priori. È importante informare il paziente sulle complicanze legate all’intervento dell’ingrandimento penieno, sia che avvenga mediante filler a base di acido ialuronico sia con tessuto adiposo autologo, soprattutto in relazione a un esito estetico o di dimensioni che molto spesso non è quello che il paziente si aspetta.

Nel caso della chirurgia genitale estetica femminile, l’intervento più richiesto è la riduzione delle piccole labbra per ipertrofia o forti asimmetrie, condizioni piuttosto comuni tra l’altro in molte donne. Negli ultimi anni, infine, è diventato più frequente il ricorso alle tecniche di rigenerazione a livello vulvare e vaginale, mediante laser specifici e iniezioni locali, per migliorare le conseguenze dell’invecchiamento in questi distretti. Rigenerare la mucosa resa patologica, tra le altre, da una condizione di pre-menopausa o menopausa mediante iniezioni di acido ialuronico, tessuto adiposo, PRP, risolve definitivamente patologie dolorose e invalidanti quali il lichen atrofico. In entrambi i casi, i benefici dell’intervento hanno anche positive implicazioni funzionali.

 

Quando è opportuno intervenire con la labioplastica?

Nei casi di protrusione particolarmente pronunciata delle piccole labbra, che comporti fastidio o disagio, nella vita quotidiana o nell’attività fisica se la donna è una sportiva. Inoltre, per quanto si tratti di una morfologia comune, può creare imbarazzo nelle relazioni interpersonali, soprattutto nelle adolescenti e nelle giovani, che per questo motivo evitano i primi approcci sessuali poiché si sentono inadeguate o passibili di un giudizio negativo da parte del partner e spesso sviluppano per questo un forte malessere emotivo. Esistono peraltro ancora pregiudizi che legano l’ipertrofia delle piccole labbra a una promiscuità e un eccesso dell’attività sessuale. In tutti i casi è opportuno valutare l’intervento, che si può effettuare anche in età adolescenziale se si intraveda un’alterazione anatomica che sarà foriera di disagio e alterazione dello sviluppo del benessere psicofisico della paziente. Dal punto di vista tecnico, basilari competenza ed esperienza per evitare complicanze molto comuni relative a una resezione eccessiva o poco accurata che provochi trazione a livello del clitoride o della vagina e conseguente dolore cronico locale o danno funzionale. È importante che vengano sfatati gli assurdi pregiudizi legati a questa caratteristica morfologica, peraltro piuttosto comune, e soprattutto che le ragazze e le giovani donne sappiano che, qualora rappresentasse un problema, la soluzione c’è: basterà affidarsi al proprio specialista di fiducia.

 

Per quanto riguarda la rigenerazione a livello dei tessuti genitali femminili, quali tecniche sono indicate e quali risultati portano?

L’atrofia nell’area genitale femminile inizia intorno alla menopausa e può causare secchezza vaginale, prurito, bruciore o dolore, con conseguente difficoltà o impossibilità ad avere rapporti sessuali con il partner. Tutte le tecniche di rigenerazione tessutale possono migliorare questa condizione: iniezione di acido ialuronico, PRP, piccoli trapianti di tessuto adiposo autologo (micrograft o nano-graft). Nell’ambito della struttura vaginale, dove ci sia atrofia e anche nei casi di lichen sclero atrofico si ottiene la remissione dei sintomi, con una restitutio ad integrum del tessuto che è eccezionale. Un’altra tecnica chirurgica rigenerativa consolidata a livello vaginale è quella che utilizza il laser specifico per l’area vaginale, che stimola la rigenerazione del contenuto di fibre elastiche e collagene della mucosa, provocando uno stiramento a livello della parete della vagina, con un sensibile miglioramento del benessere anche durante i rapporti sessuali.

 

Per quanto riguarda queste problematiche, c’è sovrapposizione di competenze fra il ginecologo e il chirurgo plastico?

Per quanto al momento sia frequente il ricorso al ginecologo, tutto ciò che riguarda la morfologia dei genitali esterni, compresa la rigenerazione, è di ovvia competenza della chirurgia plastica ed estetica. Più che una sovrapposizione di competenze, c’è la necessità di coordinamento e collaborazione fra le due specialità nei casi di patologia o problemi funzionali al fine di ottenere il risultato ottimale per la paziente.

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